Il Tirreno

Lucca

Un mazzo di rose rosse e il dolore degli amici per il saluto ad Alberto

Federica Scintu
Un mazzo di rose rosse e il dolore degli amici per il saluto ad Alberto

In tantissimi a Monte San Quirico per il funerale dell’imprenditore morto a 47 anni L’omelia di don Giuli, conoscente di Puccetti da una vita: «Era una persona leale»

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Un mazzo di rose rosse, le mani che si stringono. E poi gli abbracci, calorosi come medicina del dolore. In centinaia ieri pomeriggio hanno riempito la chiesa di Monte San Quirico per dire addio ad Alberto Puccetti, imprenditore edile scomparso improvvisamente a 47 anni, il giorno della vigilia di Natale. Una moltitudine di persone silenziose si è riversata sul piazzale già un’ora prima che cominciasse la funzione: teste basse, occhi lucidi e tanto, tantissimo affetto per il “Puccio”, andato via troppo presto. Così lo chiamavano i suoi amici, i ragazzi ora cresciuti con cui condivideva la passione per il calcio e per lo sci, ragazzi con cui aveva trascorso serate intere a ridere e scherzare ma anche ragazzi a cui aveva dato una mano tutte le volte in cui ne avevano avuto bisogno. Alcuni sono gli stessi con cui era stato a festeggiare il Natale appena tre giorni prima che il suo cuore smettesse di battere. Per Puccetti l’amicizia, quella sincera, era un valore fondamentale e il “puoi sempre contare su di me” per lui non era affatto un modo di dire ma una frase che prendeva alla lettera trasformandola in un aiuto concreto. L’ha ricordato don Simone Giuli, parroco di Picciorana, anche lui grande amico di Alberto; è stato lui a celebrare il funerale e durante l’omelia, con parole commosse e limpide, pietrificato dal dolore, ha raccontato un aneddoto: loro due, insieme, poco più che bambini, in bicicletta, che si dicono l’un l’altro perché sono amici. Un passaggio toccante che ha reso la cerimonia ancora più sentita e commovente. Gli occhi di Alessia, sorella di Alberto, ma anche quelli di Cesare, il padre, e della moglie Lucia si cercano di continuo in una continua consolazione reciproca: una famiglia affiatata e stretta che ancora non riesce a darsi pace per quanto accaduto in quelle ultime drammatiche 24 ore di Alberto. Era uno sportivo Alberto Puccetti, molto attento alla sua salute: arrivato in ospedale per una visita programmata e senza alcun sintomo di malessere, è morto il giorno dopo un trasferimento disperato all’Opa di Massa.

«Non farò lunghi discorsi - ha esordito don Giuli con voce ferma - con Alberto siamo cresciuti insieme. Quante volte siamo venuti qui a giocare al campo sportivo. In questi giorni mi è venuto in mente un aneddoto: una volta, mentre eravamo in bicicletta, ci siamo detti come mai siamo amici. Io gli avevo spiegato che per me era una persona leale anche se poi non sapevo ancora bene cosa volesse dire. La lealtà è stata un elemento importante nella nostra amicizia - ha continuato Giuli durante l’omelia - c’era un modo naturale, una capacità d’amicizia che Alberto aveva».

Durante il suo intervento Giuli ha anche fatto riferimento al salmo 21-22: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. «L’essere umano è il segno vivente del dono della vita - ha detto dal pulpito - ognuno di noi è una persona unica per la specificità del suo stare al mondo, di vedere l’amicizia. Tutti stiamo andando come un fiume verso l’oceano. Affidiamoci a questo momento di silenzio per ricordare Alberto...». —

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