Il Tirreno

Lucca

 

Si finge moribondo in chat e riceve da una donna 17.500 euro in ricariche

Luca Tronchetti
Il tribunale di Lucca
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Il tribunale di Lucca

Avviso di chiusura indagini da parte della procura per un raggiro iniziato a fine 2017 e andato avanti sino a luglio

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LUCCA. Per l’accusa ha carpito la buona fede di un’artigiana vicentina conosciuta in chat alla fine del 2017 riuscendo a farle eseguire 110 operazioni di ricarica su due postepay nel giro di un anno e mezzo per un somma complessiva pari a 17.595 euro oltre a spese di commissione per 180 euro. Il motivo di questi continui e costanti versamenti? Per la denunciante le condizioni di salute dell’uomo conosciuto in chat che sosteneva di essere gravemente ammalato e di non poter far fronte nell’immediatezza alle cure mediche promettendole però che le avrebbe restituito tutti i soldi sino all’ultimo centesimo. Invece dopo una serie di solleciti lo scorso luglio la donna, stanca di rinvii e bugie, si è recata alla stazione di carabinieri di Caldogno (Vicenza) e ha sporto denuncia nei confronti del presunto truffatore. A finire nei guai è Giovanni Arturo Nardi, 50 anni, residente a Capannori, precedenti penali per ricettazione. È accusato di appropriazione indebita e gli è stato inviato l’avviso di conclusione delle indagini.

IL PERICOLO SU FB
L’artigiana vicentina conosce Nardi tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 tramite Facebook attraverso una richiesta di amicizia che lei accetta. Da quel momento inizia uno scambio di messaggi e post su vari argomenti. Poi nel settembre-ottobre 2018 tramite «Messanger» il lucchese fornisce il suo numero di telefono chiedendo quello dell’artigiana vicentina. Su «Messanger» l’uomo sostiene di lavorare come dipendente dei Monopoli di Stato, ma di trovarsi a casa per motivi di salute in quanto gravemente ammalato ai polmoni. Da quel momento inizia una serie di richieste di ricariche telefoniche. Dapprima sostiene che lui è impossibilitato a farle in quanto ricoverato all’ospedale San Raffaele di Milano. Poi, alcuni giorni dopo, chiede tramite whatsApp una ricarica Postepay affinché possa acquistare dei farmaci inviando per foto la sua tessera sanitaria. Le ricariche e i versamenti si susseguono da parte della donna che, inizialmente, voleva aiutare il conoscente perché era convinta fosse realmente malato. Stando all’accusa, Nardi assicurava che le avrebbe restituito le somme da lei versate. Il tempo però passa e le scuse si moltiplicano. Una volta il denunciato avrebbe inviato la foto di un referto medico di una donna che adduceva essere la figlia in cui si chiedeva altro denaro per le spese mediche. A maggio 2019 avrebbe assicurato l’artigiana di aver pronto un bonifico da 15mila euro (più o meno la somma totale dei versamenti). Poi che la figlia le avrebbe portato l’assegno giustificando i ritardi o per il maltempo o tramite invio di messaggi su whatsApp da parte di una persona che sosteneva di essere la sorella e annunciava la fine imminente del fratello pregandola di non approfittare della sua malattia. Tutte scuse per non restituire il denaro. Sino alla denuncia ai carabinieri. —

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