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Cuore perforato con catetere Il giudice archivia la vicenda
LUCCA. Non ci sono responsabili per la morte di Giuliana Petrini, 79 anni, residente a Rughi di Porcari, deceduta all’ospedale San Luca alle 10 del mattino di domenica 24 febbraio 2019. I congiunti dell’anziana imputavano il decesso ad un errore umano: la perforazione all’atrio destro del cuore durante un intervento di routine. Una perforazione che, stando ai parenti assistiti da un legale del foro di Siena, avrebbe procurato danni gravi all’organo in un soggetto già gravemente debilitato dalla malattia e che dopo quell’intervento sarebbe entrata in coma senza più riprendere conoscenza spirando una settimana dopo trasferita nuovamente da Cisanello all’ospedale S. Luca.
Poco più di 10 mesi dopo l’iscrizione nel registro degli indagati (un atto dovuto) del medico incaricato di inserire la sonda, il giudice delle indagini preliminari Antonia Aracri sulla base univoca delle consulenze anatomopatologhe dei medici legali Ilaria Marradi (nominata dal sostituto procuratore Lucia Rugani) e Tiziana Casini (nominata dall’avvocato Florenzo Storelli, legale del medico iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo per colpa medica) ha disposto il decreto di archiviazione dopo che già la procura aveva chiesto l’archiviazione per l’indagato.
LA VICENDA
Giuliana Pacini dal 2006 lottava contro un mieloma ma non aveva mai perso la speranza, nonostante la vita le avesse già mostrato la sua faccia cattiva. La pensionata di Porcari era già da tempo affetta da una neoplasia del sistema plasmacellulare ed era costretta a dialisi per insufficienza renale. Il suo stato di salute era già molto compromesso vista la problematica oncologica in fase terminale.
Secondo quanto si sarebbe appurato le conseguenze negative della procedura dell’immissione della sonda nell’atrio del cuore sono state tempestivamente gestite, grazie alla collaborazione tra l’ospedale San Luca e l’azienda ospedaliero-universitaria pisana. E il decorso clinico si è complicato successivamente, viste le gravi patologie presenti, fino al decesso. Per gli inquirenti quindi la causa della morte non è attribuibile alle manovre eseguite con il cateterismo venoso centrale. —
L.T.
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