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Anche Salvini sta con il primario sospeso L’Asl: «Il post di Trivella era offensivo»

Anche Salvini sta con il primario sospeso L’Asl: «Il post di Trivella era offensivo»

L’ex ministro dell’Interno su Facebook paragona la Toscana all’Urss delle purghe staliniane: migliaia di “like” e condivisioni

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lucca. Arriva un appoggio di peso per Fausto Trivella: a schierarsi con il primario di oculistica del San Luca sanzionato dall’Asl per un post Facebook critico contro la dirigenza sanitaria è nientemeno che Matteo Salvini, segretario della Lega ed ex ministro dell’Interno.

Anche Salvini affida il suo pensiero a Facebook. E, in particolare, lo fa con un’immagine dove si chiede “Toscana o Urss? Purghe staliniane!”, con tanto di simbolo di Pd e falce e martello, con la scritta “Critica il presidente della Regione e l’assessore alla sanità: primario sospeso!”. Poi, qualche riga di commento che riporta direttamente alla campagna elettorale ormai già cominciata da tempo per la successione a Enrico Rossi come Governatore: «Primario ospedaliero sospeso dal servizio per aver criticato il presidente della regione (del Pd) sulla gestione delle liste d'attesa e sulla sanità. Ma siamo in Toscana o in Unione Sovietica?!? Non vedo l'ora, la prossima primavera, di liberare anche questa splendida regione dall'intolleranza della sinistra».

La vicenda Trivella, portata agli onori della cronaca dal Tirreno a novembre e riemersa con la doppia notizia del procedimento disciplinare e della querela per diffamazione (archiviata dalla procura) si dimostra così essere carne viva dove incidere in tempi di competizione elettorale. E che il tema sia più che sentito lo dimostrano le migliaia di condivisione e di commenti pro-Trivella che corredano il post dell’ex vicepremier.

In giornata, però, era arrivata anche la risposta dell’Asl, che aveva chiesto di respingere «il tentativo di trasformare il caso in una questione politica». Un invito certo non seguito da Salvini.

Da parte sua l’Asl ha spiegato che «il provvedimento disciplinare ha lo scopo di richiamare al rispetto dei doveri di lealtà a cui ogni dipendente pubblico è tenuto, e di perseguire ogni comportamento che si ponga in contrasto con i principi del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici. Nel post che è stato pubblicato non erano presenti né frasi ironiche né alcun riferimento alle liste di attesa, ma vere e proprie offese rivolte alla dirigenza, a cariche istituzionali ma anche a semplici colleghi che ogni giorno lavorano per offrire un servizio migliore alla cittadinanza».

L’azienda spiega di non essersi «opposta a tali valutazioni perché ha ritenuto che l’immagine del servizio sanitario regionale sia stata salvaguardata viste anche le pubbliche scuse e la convinzione del medico, palesata anche a mezzo stampa, di aver commesso un grave errore (in un colloquio con il Tirreno, ndr). Convinzione confermata dal fatto che il medico ha accettato la sanzione proposta dal collegio disciplinare che, lo si ricorda a chi si propone ora di farne strumento di polemica politica, è organismo terzo e indipendente dalla direzione aziendale. Inoltre, è vero che è stato escluso il reato di diffamazione, ma al contempo è stata confermata l’inappropriatezza “del canale utilizzato da parte di un soggetto qualificato”, rimandandone la valutazione nella sede “del procedimento disciplinare cui il prevenuto è stato sottoposto”, quindi evidenziando il sicuro rilievo disciplinare del comportamento».

Anche il legale del medico, nell’intervista rilasciata agli organi di informazione, «ha dato atto della rilevanza che certi comportamenti possono assumere sul piano del rapporto lavorativo, correndo il dirigente il rischio del licenziamento per la rottura del rapporto fiduciario ove le opinioni rese pubblicamente travalichino nell’offesa. Non capiamo l’effetto mediatico che questo caso ha suscitato visto che tali provvedimenti sono già stati presi nei confronti di altri dipendenti a tutela dell’immagine aziendale e dei professionisti che vi lavorano. Infatti, abbiamo già perseguito l’uso distorto dei social da parte di propri dipendenti e che il Tribunale di Livorno ha di recente confermato che scrivere offese su Facebook rivolte all’azienda, alla direzione e alla Regione rispetto all’esercizio della programmazione sanitaria, superando i limiti del diritto di critica, può costituire sia reato, sia illecito disciplinare, quando la pubblicazione, come accaduto nel caso del professionista del San Luca, sia accompagnata da frasi ingiuriose». —



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