Il Tirreno

Lucca

Rialzarsi dopo che la vita ti ha asfaltato La lezione di Tramuto agli studenti

Rialzarsi dopo che la vita ti ha asfaltato La lezione di Tramuto agli studenti

In San Francesco il manager americano ha raccontato la sua storia durante il convegno Unesco sul bullismo 

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il personaggio

Donato Tramuto dice che non sa cantare, ma che è capace di parlare con il cuore. E di cose da dire questo manager e imprenditore di successo ne ha davvero tante. E le ha raccontate nella mattinata di ieri in uno dei momenti più significativi della giornata dedicata al rapporto Unesco su bullismo e cyberbullismo. Con lui sul palco lo scrittore e giornalista Alan Friedman e l’ex ministro dell’istruzione Stefania Giannini, oggi vicedirettrice dell’Unesco.

Un argomento che Tramuto conosce bene, benissimo. Perché all’età di otto anni diventò sordo a causa di un’infezione dell’orecchio medio. «Per i dieci anni successivi - ricorda - fui oggetto del bullismo peggiore e dovetti superare mille difficoltà. Bocciai in quinta elementare e i miei compagni di classe mi votarono come “il miglior perdente”, quello che sicuramente non sarebbe arrivato da nessuna parte».

Poi arrivarono le operazioni chirurgiche, cinque, che consentirono all’udito di ritornare in parte. Ma le università cominciarono a respingerlo, con l’etichetta di “disabile”.

E poi, quando furono tolte le bende «mi accorsi di non essere più in grado di parlare. E tutti, la mia famiglia, i professori, gli amici, mi davano per perso. Con tenacia continuai a cercare un college e finalmente ne trovai uno che mi accettò, non per quello che ero ma per quello che credevo di poter essere e di potere diventare». In quattro anni Tramuto si laureò con il secondo miglior risultato dell’intero anno. Da “adulto” Tramuto diventò uno dei dirigenti più rispettati nel mondo della sanità, oltre che un attivista per le cure a tutti e per i diritti umani.

«Tutte le volte che ti rialzi capisci qualcosa di più di te stesso, delle tue abilità, delle tue capacità», spiega Tramuto, che sulla sua storia ha scritto il volume “Quando la vita ti ha asfaltato”. Dove racconta anche di come, pochi mesi dopo l’ultima operazione, «mia sorella, che è stata colei che mi ha insegnato a parlare di nuovo e grazie alla quale sono qui adesso, morì in ospedale, per un errore medico: era entrata per partorire il suo secondo figlio. Da quel momento ho capito il senso della mia vita professionale e per i successivi 40 anni ho lavorato per migliorare l’accesso ai servizi sanitari». Tramuto chiama le botte che la vita ti dà i “momenti bulldozer”. E racconta di averne vissuto un altro, terribile. «Per quattro anni ho fatto avanti e indietro tra Los Angeles e Boston. Avevo un posto sul volo United Airlines 175 dell’11 settembre 2001. Poi il 10 mi svegliai con un tremendo mal di denti, e visto che il mio dentista era a Boston chiesi di anticipare il volo di un giorno. Così mi salvai, visto che quell’aereo finì contro il grattacielo sud delle Torri Gemelle a New York. Purtroppo i miei più cari amici con il loro bambino di tre anni, che avevano prenotato sul volo 175 per fare il viaggio con me, non cambiarono la data. Fu un momento dal quale pensai che non mi sarei rialzato. Poi mi rifiutai di farmi dominare dall’odio e decisi che c’era un mondo migliore e che l’amore era più forte dell’odio. Mi sono sentito in colpa, ma ho pensato allo scrittore che diceva “vergognatevi di morire finché non avrete fatto qualcosa per cambiare e migliorare il mondo”. Così abbiamo cominciato il lavoro della nostra fondazione negli ultimi 18 anni: vogliamo rendere il mondo migliore». —

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di Redazione web