Sicurezza
Moglie presa a botte e cinghiate Condannato marito violento
Un anno e nove mesi con rito abbreviato davanti al gup per 12 anni di soprusi I maltrattamenti e le umiliazioni avvenivano di fronte ai due figli minorenni
LUCCA. Per dodici anni quel marito geloso e possessivo le ha reso la vita un inferno. Botte, pugni, calci, lancio di oggetti vari, violenze psicofisiche e persino, nel 2014, bruciarle in faccia il passaporto e la carta di soggiorno per farla ripiombare nella clandestinità o impedirle di tornare nel suo paese d’origine: lo Sri Lanka. Alla fine lei - una cingalese di 48 anni, madre di due figli (uno dei quali era minorenne all’epoca dei fatti contestati) ha avuto la forza e il coraggio di denunciare il marito- aguzzino attraverso il Codice Rosa dopo l’ennesimo ricordo al pronto soccorso dell’ospedale San Luca. E così il quarantanovenne coniuge è stato condannato con rito abbreviato (riduzione di un terzo della pena) per lesioni e maltrattamenti in famiglia aggravati dalla presenza di minori. Un anno e nove mesi la pena inflitta dal gup Riccardo Nerucci al cingalese, difeso d’ufficio, e contumace. Niente carcere.
L’IMPUTAZIONE
Quelle contusioni multiple, quelle lesioni in varie parti del corpo che la donna mostrava ogni volta che si recava al pronto soccorso non erano causate da banali incidenti domestici. A ferirla era il suo uomo: un connazionale di 49 anni giunto in Italia nel 2005 e che vive sulla via per Camaiore. Stando alla procura - i fatti contestati vanno da 14 anni fa sino al 18 giugno 2017 quando la donna si rivolse alla forze di polizia - il marito violento alla presenza dei due figli minori (uno aveva 12 anni e l’altro era appena nato) in più circostanze maltrattava la consorte lanciandole contro piatti, bicchieri, suppellettili, colpendola alle gambe, alla schiena e al ventre con la cintura dei pantaloni. Ma anche con pugni in testa, calci, tirandole i capelli e arrivando a sottrarle dalle braccia con violenza la figlia di pochi mesi che minacciava di far cadere. —
L.T.
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