Gioco
Bernardino Ciambelli, il lucchese d’America che raccontava i segreti di Little Italy
Emigrato nel 1882 lavorò come giornalista e scrittore. Cercando di dimostrare che non tutti gli italiani erano criminali
carla sodini
Nato nei dintorni di Lucca (forse a Bagni di Lucca) nel 1862, Bernardino Ciambelli si era trasferito negli Stati Uniti nel 1888. Restano poche notizie sui primi anni della sua esperienza americana. Era sicuramente una persona colta e animata da una forte ambizione. Niente a che vedere con i tanti suoi conterranei costretti a espatriare per bisogno e a vivere miseramente, una volta stabilitisi in America, nei quartieri putridi e affollati che accoglievano gli emigranti secondo le loro origini.
Sebbene non fosse uno di loro, di questo mondo sofferente e reale, disperato e carico di sogni, degradato e generoso, fu infaticabile narratore. Fu soprattutto un giornalista e scrittore ma anche regista, attore e commediografo. Lavorò nei principali giornali italoamericani dell’epoca.
Dopo un’esperienza nella redazione del «Cristoforo Colombo», venne invitato da Francesco Frugone a dirigere il «Bollettino della guerra ispano-americana» poi chiamato «Bollettino della Sera». Concluse la vita e la sua lunga attività giornalistica presso il «Corriere d’America» (1931), il quotidiano per emigranti di cui nel 1923 Luigi Barzini senior aveva acquistato la maggioranza.
Alcuni romanzi di Ciambelli apparvero, a puntate, su questi periodici dedicati agli italiani. Era un romanziere “transnazionale” che scriveva con l’inchiostro italiano sui giornali americani. Puntata dopo puntata, i lettori erano catturati dall’immediatezza della sua scrittura sempre molto precisa nella descrizione degli ambienti e dalla complessità del racconto dove si inserivano drammi, colpi di scena, ladri, assassini, fanciulle abbandonate, donne corrotte, accanto a poliziotti, italiani e americani, determinati a rimettere in ordine il mondo. Ciambelli dette vita anche ad alcuni personaggi come il detective “Anguilla”, il cavalier Boni (suo alter ego) e l’ispettore Byrnes che si ispirava alla figura di Thomas Byrnes, il più brillante poliziotto della città, capo dell’Ufficio investigativo di New York. All’autore premeva soprattutto dimostrare che non tutti gli italiani erano criminali sebbene non potesse nascondere una certa attrazione nei confronti della società segreta “La Mano Nera”, alla quale veniva attribuita una serie infinita di delitti veri o presunti.
Dietro i suoi racconti si sentiva fremere e agitarsi il mondo delle “Little Italy” di cui lo scrittore ne descriveva la geografia, spaziale, sociale e psicologia con grande immediatezza e realismo. E, accanto ai drammi dell’emigrante, Ciambelli raccontava anche la vita nelle miniere e le condizioni difficili a cui erano sottoposti i lavoratori stranieri. Tra i suoi numerosi romanzi, tutti pubblicati in America, si ricorda: I misteri di Mulberry Street (1893), prima parte di una trilogia che proseguiva con I drammi dell’emigrazione e si completava nel 1895 con I delitti dei bosses. Scrisse anche un dramma in quattro atti su Giuseppe Petrosino (recentemente pubblicato in Italia da Tullio Pironti editore con il titolo, Il martire del dovere, ovvero Giuseppe Petrosino), il suo eroe ed esempio di vita. In questo lavoro ritornavano tutte le tematiche del suo mondo narrativo: la fanciulla perseguitata, la prostituzione, l'opposizione tra la virtù dei buoni e la malvagità dei cattivi. Ma l’attenzione dello scrittore si concentrava sul piccolo e ambizioso poliziotto italoamericano, ucciso dalla mafia in Piazza Marina a Palermo il 12 marzo 1909 e al cui funerale, a New York il mese dopo, parteciparono oltre 200.000 persone. A Ciambelli, però, non interessava il “mito” Petrosino bensì l’uomo, l’italiano, il padre di famiglia determinato a sconfiggere il male in nome della giustizia. Una giustizia che non faceva differenze di colore o di provenienza e, per questo, simbolo speranza in un mondo più eguale e migliore. —
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