Finanza
Aggressione alle tifose, uno degli ultras risarcisce
L’imputato ha chiesto la messa alla prova all’Anfass per i lavori socialmente utili. L’altro si professa innocente e sarà giudicato con rito abbreviato
Erano accusati di aver aggredito tre donne, di cui una all’epoca dei fatti di 77 anni, che avevano come uniche colpa quelle di essere tifose di una squadra di calcio (l’Arezzo) ed essere transitate in una zona «off limits» (via della Concordia) perché punto di ritrovo del gruppo ultras rossonero denominato «La meglio gioventù», formazione del tifo di estrema destra. Per il caso dell’aggressione compiuta il 18 settembre 2018 ai danni delle tre donne aretine - rispettivamente di 47, 77 e 28 anni - che si trovavano a bordo di un’Opel Astra la procura aveva chiesto il rinvio a giudizio per Mirko Santucci, 38 anni e Francesco Baccili, 33 anni, entrambi di Capannori ed assistiti dagli avvocati Marco Treggi e Federico Corti che dovevano rispondere a vario titolo davanti al gup Simone Silvestri di lesioni personali, violenza privata e danneggiamento.
MESSA ALLA PROVA
Per quanto riguarda Francesco Baccili, ultras del gruppo «La Meglio Gioventù» e in passato già sottoposto a Daspo, dopo aver risarcito interamente il danno alle parti lese (oltre alle tre donne aggredite dentro la Opel Astra per l’accusa c’era anche una Bmw, con a bordo una coppia aretina, venne colpita con una mazza) attraverso il suo legale ha chiesto di poter usufruire dell’istituto della messa alla prova. Indicando l’Anffas - associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e relazionale - come associazione no profit dove svolgere per un periodo di tempo che stabilirà il giudice un lavoro non di pubblica utilità non retribuito. La «messa alla prova» è una misura che estingue il reato ed è sempre più frequente nel nostro ordinamento. Ricalca il modello americano ed è uno strumento alternativo alla detenzione e soprattutto elimina il lungo iter processuale.
RITO ABBREVIATO
Diversa invece la posizione processuale di Mirko Santucci. L’indagato si professa innocente. Davanti al gup Silvestri non ammette l’addebito e sostiene - suffragato da documentazione fornita dall’avvocato Federico Corti attraverso le indagini difensive depositate - che lui al momento dell’aggressione non si trovava in via della Concordia. Stava già tornando a casa come dimostrerebbero alcune immagini fornite dalle telecamere della zona che inquadrano la sua macchina mentre transita in un orario diverso da quello dell’aggressione. Da lì la richiesta formulata dal legale di rito abbreviato condizionato all’ascolto da parte del giudice della testimone di 28 anni che si trovava all’interno della Opel e che, attraverso un album fotografico mostrato dalla Digos, avrebbe riconosciuto Santucci come uno degli autori dell’aggressione e del danneggiamento della vettura condotta dall’amica tifosa. La ragazza venne colpita con una cinghia alla testa e riportò lesioni giudicate guaribili in 20 giorni. L’udienza camerale è stata rinviata al 18 marzo. —
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