Trasporti
L’ispettore arrestato interrogato per 5 ore
Il poliziotto della stradale sentito in carcere dal Gip, nel lungo elenco di accuse vi sono truffa, falso, corruzione e ricettazione
Per quasi cinque ore ha risposto alle domande del giudice delle indagini preliminari nella sala interrogatori del carcere di Pistoia l’ispettore della polizia stradale Gianluca Pantaleoni, 49 anni, segretario nazionale della Uil polizia, arrestato giovedì mattina nell’ambito di un’inchiesta della procura nata da una segnalazione sugli anomali giri di denaro sui suoi conti correnti.
Un interrogatorio fiume durante il quale, assistito dal suo avvocato difensore Cristiano Baroni, ha manifestato «la sua ampia volontà di chiarire tutti gli addebiti che gli vengono contestati» ha spiegato il legale. E al termine del quale l’avvocato ha avanzato al gip, Luca Gaspari, la richiesta della sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura meno restrittiva degli arresti domiciliari.
Secondo la procura – titolare dell’inchiesta è il pm Leonardo De Gaudio – tutti i reati contestati all’ispettore (residente in Valdinievole, in forza al Comando di Lucca dopo aver diretto la sezione di Viareggio ma attualmente aggregato alla sezione di Montecatini) sarebbero riconducibili alla sua continua necessità di denaro dovuta al vizio del gioco d’azzardo. Gli inquirenti calcolano che dalle sue mani siano passati circa 900.000 euro negli ultimi tre anni, a fronte di uno stipendio che ammonta a meno di un decimo di tale cifra.
I reati che gli vengono contestati, sono truffa ai danni dello Stato (per essersi assentato dal servizio fingendosi malato), riciclaggio, autoriciclaggio, falsità ideologica, traffico di influenze illecite, abbandono del posto di servizio, corruzione e ricettazione. Alcuni dei quali commessi in concorso con altri 4 indagati, fra cui due imprenditori valdinievolini. Oltre a tali accuse c’è poi quella di circonvenzione di incapace: per quasi tre anni, come spiega lo stesso gip nella sua ordinanza di custodia cautelare, Pantaleoni avrebbe ingannato, grazie al proprio “innato carisma” e alla capacità di affascinare, una donna ipovedente residente in provincia di Lucca, innamorata di lui, e l’anziano padre ultraottantenne. Riuscendo a manipolare entrambi in modo da nascondere le sue reali intenzioni, che invece emergerebbero da alcune delle intercettazioni telefoniche e ambientali andate avanti fino allo scorso agosto. Fatto sta che gli inquirenti hanno ricostruito che dal novembre 2016 al luglio 2019, l’ispettore aveva ricevuto da padre e figlia bonifici per 179.650 euro, come presunto corrispettivo per la conclusione dei contratti preliminari per la vendita di tre immobili di sua proprietà, ai quali però era seguito un solo contratto definitivo e per giunta simulato. Ma poi ci sarebbero tutti gli altri soldi, tanti, avuti dalla donna in contanti, con assegni e anche utilizzando le sue carte di credito. –
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