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Antifasciste e anti Salvini Le Sardine lucchesi a migliaia in San Martino

Antifasciste e anti Salvini Le Sardine lucchesi a migliaia in San Martino

Le incognite sul tempo non fermano il raduno: arrivano 2.000 persone «Bisogna dire basta all’odio che impera, c’è bisogno di una nuova politica»

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lucca. Un pomeriggio all’incrocio fra un’assemblea studentesca e una manifestazione politica, con spruzzate di musica impegnata e anche un rosario laico contro l’odio nella vita pubblica, contro le politiche sovraniste, contro il razzismo. E, ça va sans dire, contro l’innominabile che però viene nominato spesso e volentieri: Matteo Salvini e la sua Lega.

Le Sardine lucchesi sono passate dai bit di Facebook (il gruppo ha raccolto circa 5.000 membri in poco più di due settimane) al lastricato di piazza San Martino, davanti alla Cattedrale. Dal virtuale al reale, insomma. Con un risultato che può far sorridere gli organizzatori: circa 2.000 persone, nonostante il pericolo di pioggia. Una platea trasversale in quanto a provenienza geografica ed età. Non, ovviamente, per quanto riguarda la collocazione politica. Perché se è difficile incasellare le Sardine all’interno delle categorie classiche di destra-sinistra (a proposito: Gaber non era in playlist), è altrettanto difficile negare che tante persone arrivate in piazza siano state storicamente vicine al mondo della sinistra. E non si tratta tanto dei volti noti della politica locale (in ordine sparso: il consigliere regionale Stefano Baccelli, le assessore Ilaria Vietina e Valeria Giglioli, gli ex assessore Enrico Cecchetti e Lucia Del Chiaro, il presidente del consiglio comunale Francesco Battistini, i consiglieri Gianni Giannini, Claudio Cantini, Daniele Bianucci, Gabriele Olivati, il sindaco di Pescaglia Andrea Bonfanti, l’ex primo cittadino di Barga Umberto Sereni); piuttosto, si tratta dei cittadini comuni che nell’appello delle Sardine hanno trovato quella spinta che è mancata da parte della sinistra “istituzionale”.

L’accoglienza in piazza è lasciata alla musica: John Lennon con Imagine, l’immancabile Fabrizio De Andrè, il reggae, i Modena City Ramblers e la Bandabardò, ma anche Amy Winehouse. Quando le note sfumano a prendere la parola è Miguel Lebbiati, uno dei fondatori del gruppo Facebook e già candidato nel 2012 con “Sinistra per Tambellini”: «Ciao Sardine, questa è la nostra Lucca», esplode la voce dagli altoparlanti installati sui gradini della Cattedrale (con il beneplacito della diocesi). Lebbiati ripete uno dei mantra del movimento, quello per cui alle Sardine non sono portatrici di risposte, per arrivare al punto della mobilitazione: «Siamo qui per dire basta odio. Lasciare affogare la gente nel mare non risolve i problemi dell’Italia, Salvini non mi deve contare fra i suoi 60 milioni». L’applauso, fragoroso, si smorza soltanto per lasciar spazio a un paio di frasi ripetute come una preghiera: “No al razzismo” e, soprattutto, “Lucca non si lega”, lo slogan replicato in tutte le città che non hanno il carroccio alla guida. Lebbiati cita l’altro deus ex machina della manifestazione e del gruppo Facebook, Francesco Cerasomma, anche lui candidato (ma a Capannori) con “Sinistra per Menesini”). Parla poi Romina Incorvaia, che incentra il suo intervento sui diritti (ancora troppo pochi) e le discriminazioni (ancora troppo frequenti) subite dagli omosessuali.

Certo, anche per i partiti storici del centrosinistra non ci sono parole tenere. Simone attacca la sinistra «che ha abbandonato i deboli e i lavoratori», spingendoli fra le braccia della Lega e di Salvini. E se in piazza ci sono persone di tutte le età, gli organizzatori (e gli oratori) sono tutti giovani. La questione generazionale conta e come. Ne dà un assaggio Francesco Greco: «Abbiamo voglia di una politica diversa, non siamo addormentati. Si sta risvegliando la nostra voglia di partecipare. Siamo una generazione che ha deciso di prendere in mano il proprio destino». E snocciola esempi da tutte le latitudini: «Le proteste di Hong Kong, gli scioperi per il clima, il lavoro delle associazioni. Siamo in tanti noi millenials in piazza. E per noi prima di tutto viene l’istruzione».

Prima del rompete le righe c’è spazio anche per cantare l’inno di Mameli (oltre a Bella ciao), «perché la destra se ne vuole appropriare e noi non vogliamo consentirlo». E poi, per finire, ancora lo slogan “Lucca non si lega”, urlato a squarciagola. —


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