La procura chiede l’archiviazione per padre e figlio precipitati dalle Mura
Esclusa dal magistrato l’ipotesi del reato di lesioni personali stradali a carico di tre dirigenti del Comune
Prima di Natale l’incubo di quelle inguardabili e respingenti reti metalliche - un vero obbrobrio estetico - che tappezzano le Mura urbane e deturpano il paesaggio potrebbe diventare un ricordo. Il sostituto procuratore Elena Leone - dopo attenta e approfondita riflessione e dopo aver effettuato più di un sopralluoghi nel punto di caduta del bimbo francese di 5 anni e del padre quarantenne - ha chiesto al giudice delle indagini preliminari l’archiviazione degli ex vertici dell’Opera delle Mura. Il magistrato si è convinto che il presidente Alessandro Biancalana e i direttori succedutisi, Giovanni Marchi e Maurizio Tani, non sono responsabili del reato di lesioni personali stradali. Semplicemente perché il luogo dove è avvenuto l’incidente - la cannoniera, uno spazio aperto al quale non era permesso accedere alle bici - non può ritenersi una pertinenza stradale e non costituisce parte integrante della strada. E il pm si è convinto che la caduta dei due turisti da un’altezza di almeno 7 metri nella zona della cannoniera Est del baluardo San Regolo non sia causata dalla presenza di un’insidia in grado di trarre in inganno chiunque specie un bimbo piccolo. Perché nella tarda mattinata di quel 21 agosto del 2018 il sole splendeva alto nel cielo di Lucca e visibilità, lunghezza e profondità dei luoghi erano tali da rendere consapevole chiunque - adulto, adolescente o infante - della presenza di fronte a sé di un’ampia apertura. Non solo. La responsabilità dei vertici dell’ex Opera delle Mura viene meno in considerazione della segnaletica posta in tutte le rampe e leggibile in tutte le lingue indicante la presenza di banchine prive di protezione, pericolo di caduta e divieto di salire sui parapetti. La caduta del piccino, che in sella alla sua bici saliva sul terrapieno inclinato e alto 60 centimetri sotto gli occhi dei genitori che a bordo del risciò pedalando nella stessa direzione, e quella del babbo, che per la concitazione del momento si gettava dall’interno nella cannoniera, è imputabile alla condotta assolutamente imprudente dei due turisti che, incuranti del pericolo, hanno superato l’ostacolo posto a tutela dell’accesso facendoli precipitare nel vuoto.
LA PALLA AL GIP
La richiesta di archiviazione è già stata trasmessa all’ufficio del giudice delle indagini preliminari. Cosa accadrà adesso? Il giudice teoricamente potrebbe non essere convinto dalla tesi dell’ufficio requirente e rimandare gli atti al pm con la richiesta di formulare l’imputazione coatta. Oppure potrebbe, in linea con l’accusa, decidere per l’archiviazione. A quel punto però la parte offesa - la famiglia francese residente a Dubai con il padre Pierre Alexis Magnin e il figlio oggi di 6 anni che riportarono ferite e fratture superiori ai 40 giorni - potrebbe opporsi al decreto di archiviazione e a quel punto verrebbe fissata un’udienza di fronte al gup.
LE REAZIONI
Nel frattempo però non sussistendo più il pericolo imminente ed essendo venute meno le imputazioni originarie nulla vieta che, la stessa amministrazione comunale (vista l’assenza di un’imposizione scritta o di un’ordine da parte dell’autorità giudiziaria) decida di togliere quelle vergognose transenne che impediscono il «respiro» del monumento rappresentativo della città. È quanto si auspica l’avvocato Lodovica Giorgi, legale di Biancalana e Marchi, che con le sue 40 pagine di memorie difensive puntuali, precise, articolate e incisive, ha fornito interessanti spunti di riflessione a un magistrato attento, sensibile e scrupoloso come il sostituto procuratore Elena Leone: «Sono lieta che il pm abbia colto la bontà e la ragionevolezza delle osservazioni che le ho proposto. - sostiene la nota penalista - La pretesa di garantire la totale sicurezza delle Mura pur a fronte di una clamorosa imprudenza è una pretesa inesigibile. Ora mi auguro che, a fronte di questa scelta, i cittadini possano a breve riappropiarsi delle Mura nella loro originaria integrità». Soddisfatti anche i legali di Tani, gli avvocati Carlo Di Bugno e Andrea Rugani: «Siamo soddisfatti delle scelte della procura avendo sempre sostenuto, con l’attività compiuta in fase d’indagine, che si trattava di un’imputazione azzardata».
INDAGINE DI 13 MESI
La madre di tutte le inchieste voluta dall’ex procuratore Pietro Suchan è durata 13 mesi. Una battaglia legale senza esclusione di colpi tra il capo dell’ufficio requirente e la difesa. Fatta di sequestri, modifiche in corso d’opera di capi d’imputazione e persino utilizzando un drone. Il tutto ignorando precedenti sentenze del tribunale di Lucca (confermate poi in secondo grado) legate proprio a incidenti, anche mortali, avvenuti all’interno dell’arborato cerchio. Una vicenda che deve far riflettere. Tutti. —
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