Sicurezza
Futuro incerto sulla «newco» partecipata al 100% dalla B&B
Il 31 gennaio scade l’affittanza e l’azienda di Pietrasanta non ha ancora deciso se formulare o meno un’offerta sull’acquisizione di quel che resta di TUA
Il futuro dei 66 dipendenti della «newco» costituita per consentire di proseguire alla cooperativa TUA (Terra Uomini Ambiente) - attraverso l’impresa B&B Service di Pietrasanta diretta da Federico Bigi - è decisamente nebuloso. Il 31 gennaio 2020 scade il contratto d’affittanza e non c’è certezza dell’acquisizione dell’impresa versiliese che in queste settimane sta valutando cosa fare. C’è il rischio che la palla torni di nuovo al liquidatore giudiziario Daniele Baroni che sarebbe costretto a mettere l’azienda all’asta. Si fa strada, ipotesi forse più concreta, l’idea che B&B Service formuli un’offerta d’acquisto non in grado di salvaguardare tutti e 66 i posti di lavoro e che debbano intervenire le organizzazioni sindacali e le istituzioni per cercare una soluzione pro bono pacis che si basi sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali per i dipendenti più avanti con l’età. In buona sostanza in questi tre anni non ha dato i frutti sperati la decisione rivoluzionaria presa nel novembre 2016 dal giudice delegato ai fallimenti del tribunale di Lucca per consentire alla cooperativa Terra Uomini e Ambiente di portare avanti l’attività agricola e forestale.
LE CAUSE DEL FLOP
Stando al liquidatore i margini di guadagno legati ai lavori di manutenzione del verde, potatura e sfalcio sono stati decisamente ridotti e il fatturato non ha avuto la boccata d’ossigeno che l’affittante si attendeva. La «new company» si regge molto sulla cosiddetta ingegneria legale: i lavori effettuati, su incarico prevalentemente di enti pubblici, legato alla sistemazione di frane, smottamenti e la risagomatura dei corsi d’acqua che esondano e provocano danni all’ambiente circostante. I mezzi che appartengono a Tua - che sono in affitto e custodia a B&B con l’obbligo di mantenerli in efficienza al fine di non distruggere il patrimonio (il controllo di tale osservanza spetta al liquidatore) - sono decisamente all’avanguardia e consentono di eseguire lavori complessi in tempi relativamente brevi. Stante la situazione l’azienda di Pietrasanta sta valutando se presentare un’offerta di acquisto che non potrà prescindere da una riduzione di personale. Troppi i 66 lavoratori impiegati visto che il «core business» sarà la parte legata ai lavori di straordinaria manutenzione e di emergenza primaria.
RECUPERO CREDITI
È emerso poi, stando al liquidatore, un altro problema non di poco conto. A fronte del debito di TUA (ammontante a oltre 10 milioni) c’era da registrare un credito importante: 5,4 milioni da enti pubblici (500mila dai comuni della Media Valle e Garfagnana e più del doppio da quelli della provincia di Massa Carrara). Vero che le procedure sono lunghe, ma è altrettanto vero che il liquidatore può utilizzare lo strumento del decreto ingiuntivo verso gli enti creditori che fanno orecchi da mercante. Ed è tenuto ad informare i creditori privilegiati su taluni atti (vendite e riscossioni). Ma stando al dottor Daniele Baroni le cose non sono come appaiono. E questi crediti importanti si stanno rivelando una chimera. «Dove abbiamo i documenti che comprovano il credito verso terzi - sostiene il liquidatore - faremo le nostre battaglie legali per recuperare la somma comprensiva di interessi di mora. Ci impiegheremo il tempo necessario fossero anche 2-3 anni, ma porteremo a casa il risultato tutelati anche dalla legge». Ma ecco le dolenti note. «Il guaio è - prosegue il professionista nominato dal giudice delegato Giacomo Lucente - che molto spesso gli enti ci rispondono che la cifra richiesta non è dovuta. E quelle fatture, calcolati i tassi moratori, sono d’importo decisamente inferiore a quello che ci era stato rappresentato dai vertici di TUA». E c’è dell’altro. «Mi è capitato e non di rado di vedermi rispondere dal quel Comune piuttosto che da quella Partecipata che i soldi che Terra Uomini e Ambiente avanzava sono stati pignorati da ex soci-dipendenti della coop che, vista la crisi latente, avevano lasciato o si erano dimessi prima dell’intervento del tribunale. Costoro, attraverso i loro legali e in modo legittimo dal punto di vista normativo, hanno recuperato il loro credito incassandolo direttamente dall’ente debitore. Agendo in modo diametralmente opposto a chi invece ha deciso di continuare a lavorare per recuperare nel tempo parte dei salari non riscossi e che oggi si trova nella scomoda posizione di chi è defraudato di un credito. Ergo? La cifra che contavamo di recuperare in modo da ridurre il debito è molto inferiore rispetto alle aspettative».
Uno scenario a tinte fosche che potrebbe arricchirsi a breve di ulteriori capitoli. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
