Gioco
Truffa dei diamanti, scatta la corsa a recuperare le pietre preziose
Migliaia gli investitori interessati, la procedura è lunga: domanda al tribunale di Milano e quando arriva l’ok è il curatore che tratta con la banca
LUCCA. Da una parte le transazioni bonarie - o le cause civili - per recuperare i soldi investiti nei diamanti acquistati da Idb attraverso gli istituti di credito; dall’altra la procedura per recuperare i preziosi, per quanti avevano deciso di lasciarli in deposito nei caveau di Intermarket Diamond Business (Idb, appunto).
Sono le due azioni che corrono parallele per le migliaia di investitori in pietre che poi si sono rivelate avere un valore molto minore di quello pagato. E nelle quali sono impegnati sia gli istituti di credito che le associazioni che tutelano i consumatori. Come Federconsumatori che, a Lucca, sta assistendo circa cinquanta casi di investitori truffati. «I nostri assistiti - spiega il presidente di Federconsumatori Lucca, Fabio Coppolella - stanno portando avanti la trattativa bonaria per il recupero dei soldi investiti con la loro banca di riferimento, nel loro caso Banco Bpm. A questo punto, eccetto un paio che stanno valutando le condizioni di indennizzo, gli altri hanno già concluso l’accordo per un rimborso medio dal 60 al 62% della cifra investita. A seguito dello sciopero dei bancari di Bpm che si svolse lo scorso maggio a Lucca, la banca ha mostrato segnali di apertura sulle trattative. E sono state raggiunte le intese per le restituzioni dei soldi, caso per caso. Questo aspetto del recupero sta andando avanti bene. Adesso, quelli che avevano lasciato i propri diamanti in deposito presso Idb, stanno avviando la procedura per ritirarli».
ISTANZE E UDIENZE
I risparmiatori che vogliono riavere i propri diamanti devono fare istanza al tribunale di Milano, l’unico ente con il potere di autorizzare la restituzione dei diamanti. Che però non avviene in modo diretto. «L’autorizzazione - spiega infatti Coppolella - è un primo passo per il risparmiatore, che poi deve inviarla al curatore fallimentare di Idb. Quest’ultimo si mette in contatto con l’istituto di credito del risparmiatore e trova l’accordo con le singole banche: la restituzione dei preziosi avviene materialmente attraverso l’istituto di credito».
Il 21 ottobre scorso, spiega ancora Coppolella, «c’è stata un’udienza a Milano per una tranche di autorizzazioni alla restituzione dei diamanti. Ci sono già altre due udienze fissate: per il 27 gennaio e il 16 marzo del 2020. Fra i risparmiatori nostri assistiti, dieci hanno già ricevuto l’autorizzazione alla restituzione dei preziosi. E mentre per quanto riguarda l’accordo per la restituzione dei soldi, normalmente la banca versa tramite bonifico l’importo al risparmiatore entro un mese dalla data della transazione, per la restituzione dei diamanti non c’è un tempo preciso: dipende da quando si accorderanno la banca e il curatore fallimentare». Per questo il presidente di Federconsumatori Lucca invita i risparmiatori che non avessero ancora recuperato i diamanti a farsi avanti e a presentare l’istanza al tribunale di Milano. «Sarebbe bene - aggiunge infatti - che le domande potessero essere inserite in uno dei due appelli di udienze». Al momento non esiste infatti una scadenza per la richiesta di restituzione dei diamanti, ma non si può escludere che a un certo punto venga istituita e in quel caso i diamanti non recuperati rimarrebbero a Idb.
L'INVESTITORE
Età media da sessanta a sessantacinque anni. Qualcuno anche settanta. Una persona che aveva pensato bene di riporre i risparmi di una vita nell’affare miracoloso che sembravano i diamanti. E che è stato truffato. Questo, conferma Federconsumatori, l’identikitdel risparmiatore che si è rivolto ai suoi uffici (nel palazzo della Cgil di Lucca in viale Luporini) per chiedere assistenza.
ANCHE BANCO BPM ATTIVA SERVIZI
Un servizio di assistenza clienti (customer care) anche all’interno di Banco Bpm. Il gruppo bancario milanese che ha inglobato la Cassa di Risparmio di Lucca, ha attivato varie azioni per sostenere i propri risparmiatori nelle operazioni di recupero diamanti e non solo. «Banco Bpm ha interrotto - viene spiegato - sin dalla nascita del Gruppo, l’operatività con Idb. Ha collaborato con le autorità, avviando attività di audit affidate a una società esterna e ha compiuto scelte di forte discontinuità rispetto al passato allontanando numerosi manager e dipendenti. Ha anche accantonato nel bilancio 2018 oltre 300 milioni di euro per far fronte a reclami e vertenze dei clienti».
Visto che si sono prolungati i tempi per l’esame da parte del fallimento delle istanze di restituzione presentate dai clienti, Bpm, «ha messo a punto un processo per velocizzare la definizione delle transazioni anche con i clienti che, avendo acquistato diamanti dalla Idb, li abbiano ancora in custodia nei caveau gestiti dalla società. In sintesi questo processo, avviato lo scorso maggio, permette ai clienti interessati di sottoscrivere le transazioni con Banco Bpm e di ricevere in tempi rapidi il ristoro economico definito». Tra i servizi predisposti da Banco Bpm anche un servizio gratuito per assistere e supportare i clienti nella compilazione e invio delle istanze di restituzione delle pietre al curatore del Fallimento di Idb. In particolare, i clienti che vogliano depositare l’istanza di restituzione dei diamanti a oggi ancora custoditi presso il curatore fallimentare possono usufruire di questo servizio con l’ausilio di uno studio legale, messo a disposizione dalla Banca attraverso un call center dedicato. (info su www.bancobpm.it).
Quanto alla gestione dei reclami, Banco Bpm «prosegue la collaborazione con la clientela attraverso un'analisi caso per caso della posizione dei clienti e nel riconoscimento di un congruo ristoro economico che si aggiunge al mantenimento della proprietà della pietra da parte del cliente. Prosegue il dialogo con le associazioni dei consumatori». Negli ultimi mesi sono state pubblicate una serie di sentenze che hanno coinvolto Banco Bpm relative ai diamanti. «Dodici, per la precisione - si sottolinea -. Quelle a favore dell’istituto sono nove; solo tre sono risultate sfavorevoli alla banca, che si appellerà. Anche se sfavorevoli, il tribunale ha rigettato in tutti e tre i casi la richiesta del cliente di annullamento del contratto e restituzione dell'intero prezzo pagato confermando l'approccio della banca che paga un ristoro parziale e prevede che il cliente mantenga la proprietà della pietra»
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