Il Tirreno

Lucca

la denuncia 

«Mia madre invalida sarà costretta a lasciare la Rsa»

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lucca. Una lettera aperta al presidente della Regione Enrico Rossi, per raccontare i disagi di chi deve accudire una persona invalida. È quella inviata da Gina Truglio, titolare della libreria Ubik in via Fillungo.

«In questo momento sono molto, molto amareggiata, perchè la mia mamma che si trova in una struttura a Maggiano dove è seguita finalmente per le sue necessità in maniera splendida, amorevole e corretta per la sua patologia, sarà costretta in brevissimo tempo a venire via perchè non abbiamo i soldi sufficienti per pagare la sua degenza pur essendole stata riconosciuta la quota sanitaria e poi perchè le voglio raccontare le mie peripezie. Come ho scritto nella mail alle assistenti sociali che mi hanno liquidato in maniera assolutamente non esauriente la famiglia e il malato come al solito sono nella disperazione più completa e le risposte sono sempre le stesse, fredde asettiche e distaccate: “mancano soldi quando sarà vi faremo sapere”. Nel frattempo tanti saluti».

Dopo le visite mediche in estate alla signora, continua Truglio, «ci era stato detto - detto badi bene, non scritto in maniera chiara e corretta - che le era stato riconosciuto il ricovero in Rsa in maniera definitiva. Purtroppo la sua situazione si è aggravata per una serie di malori per cui siamo stati costretti a ricoverarla in uno degli ospedali della provincia di Lucca e da lì purtroppo c'è stata restituita diciamo in situazione non proprio ottimale».

Se, da un lato, un medico aveva attivato la continuità ospedale territorio, «un altro ce l'aveva buttata fuori perchè servivano letti inducendoci a trovare in fretta e furia nell'angoscia più totale un posto in Rsa. Purtroppo sulla base di informazioni poco chiare (ma sicuramente siamo noi che non abbiamo capito niente) riferitemi dalle assistenti sociali, credevamo che fosse sufficiente trovare un posto in Rsa. Ma quando abbiamo comunicato sollevati che finalmente il posto c'era, c'è stato risposto che non era così che funzionava il giochino, ma che quando ci sarebbero stati i soldi per la quota sanitaria modulo base, allora mia mamma sarebbe potuta entrare in Rsa. Ho scritto subito puntualizzando aspetti importanti e soprattutto chiedendo delucidazioni, ma da allora le comunicazioni si sono interrotte».

E allora - continua Truglio - «scrivo pubblicamente a lei, ho pensato che forse riesce a capire e mi da le risposte necessarie. Perché questa mancanza d’informazioni sulla quota sanitaria? E cosa vuol dire modulo base? E nel frattempo chi pensa a lei? E a noi? Affari di famiglia vero? Le chiedo se è normale che un’anziana in carrozzina invalida al 100% non possa avere la continuità delle cure e sia abbandonata dal sistema perché servono letti e si scarichi tutto sulle spalle della famiglia. Devo cercare di dare una dignità alla mia mamma sotto il punto di vista sanitario e umano cosa che non interessa a nessuno; per questo le chiedo se è normale che non ci sia stata una risposta scritta fin dall'inizio dopo la sua idoneità al ricovero. Voglio sapere se è lecito che non mi sia comunicata ufficialmente la sua posizione in graduatoria e soprattutto su che base le è stata assegnata. Chiedo a lei di spiegarmi che cosa vuol dire modulo base ripeto, per un'anziana in carrozzina invalida al 100%». —

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