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Lucca

un futuro per bagni 

Caso migranti Ribadito il no al centro unico

Caso migranti Ribadito il no al centro unico

«Quando la cooperativa dice  che non dovrebbero esserci problemi di convivenza non fa altro che confermare le nostre preoccupazioni»

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BAGNI DI LUCCA. Che sia l’effetto della legge Salvini o meno, il gruppo consiliare di centrodestra “Un Futuro per Bagni di Lucca” continua a dire no «al centro collettivo a Ponte a Serraglio, no ai ghetti, no alle imposizioni», e a dare il suo appoggio «alle preoccupazioni degli abitanti di Ponte a Serraglio, con conferma delle considerazioni venute fuori dal consiglio comunale, espresse dal sindaco e scritte nel documento condiviso con le altre forze politiche».

Il gruppo, composto da Laura Lucchesi e Claudio Gemignani, non vuole che tre piccoli centri Cas vengano accorpati nel centro collettivo a Ponte a Serraglio. «Vi andranno 30 migranti circa, anche se il bando parla fino a 50. Quindi, chissà, in un futuro. Viene però omesso – continua Un Futuro – che al Ponte rimarrà anche un’altra comunità di circa 10 migranti. Quindi una da trenta e una da 10. Si dice che la maggior parte dei migranti si conosce: il problema nasce dall’accorpamento delle varie comunità insieme. La conoscenza di una comunità con l’altra. Poi stiamo parlando dei migranti rientranti nel centro collettivo. E cosa sarà degli oltre 120 migranti della provincia che dovranno essere ricollocati? Di coloro che non rientrano nelle caratteristiche dei migranti che possono essere ospitati nei centri collettivi, ma che rientrano in quelli dei Cas?».

I consiglieri ricordano di aver espresso ai dirigenti della Cooperativa e Sviluppo, che gestirà il nuovo centro, la loro contrarietà a progetti del genere: «Tra l’altro nel 2018 non si parlava ancora di centri collettivi, ma di Sprar. Progetto al quale il nostro Comune aveva aderito e del quale la cooperativa si lamentava perché non aveva vinto il bando. Quindi si è ben guardata dall’incontrarci ora».

La lista rimarca come la scelta del centro collettivo sia meramente «per scopo economico, per rientrare nelle spese. Questa attività è, a parer nostro, di tipo lavorativo. E basta. La solidarietà, il volontariato sono ben altra cosa. La cooperativa ci viene da dire che le nostre paure sono fondate, quando afferma che “non dovrebbero esserci problemi di convivenza”. A noi piaceva di più la frase “non ci saranno problemi di convivenza». —

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