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Lucca

il caso  

«Villa Fanini in abbandono» Denuncia dello studio legale

«Villa Fanini in abbandono» Denuncia dello studio legale

Gli avvocati dei vecchi  proprietari chiedono il sequestro conservativo dell’immobile  E intanto si indaga  sulla quotazione di vendita

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LUCCA. «Villa Fanini è in stato di abbandono»: i legali dell’ex proprietario della dimora secentesca di Gragnano presentano un esposto in procura e chiedono il sequestro preventivo e conservativo del bene, offrendosi di custodirlo a spese proprie. Una vicenda che continua a far discutere quella legata all’acquisto, ormai avvenuto un paio di anni fa, della storica dimora da parte del 43enne oligarca russo Artem Avetisyan. Lo studio legale Alessi di Rimini, che tutela gli interessi della famiglia Fanini, ha presentato una denuncia per danneggiamento di un bene decretato patrimonio artistico dello Stato. Un bene che ad oggi è lasciato in stato di abbandono dall’acquirente, sostengono. Due anni fa la villa finì all'asta, una cessione provocata da un'esecuzione immobiliare del valore di 300miloni da parte di Banca Etruria. Ad accaparrarsela fu proprio Avetisyan e a un prezzo che fece molto discutere: poco più di 4 milioni di euro, rispetto a una stima iniziale di 25 milioni.

L'avvocato Alessi adesso chiede il sequestro preventivo e conservativo della villa, soggetta a infiltrazioni d'acqua e incuria, con porte e finestre sempre aperte e senza che da oltre un anno vengano fatti lavori di manutenzione. Inoltre propone l'affidamento del bene in custodia giudiziale al vecchio proprietario della villa, Ivano Fanini, a titolo gratuito. Lo storico patron della squadra professionistica di ciclismo «Amore & Vita», aveva acquistato la villa all’inizio degli anni ’80, trasformandola in un luogo di eventi. Poi l’aveva passata al figlio Cristian. Entrambi erano finiti nel vortice della crisi di Banca Etruria: da lì la vendita all’asta.

L’esposto dello studio Alessi indirettamente torna a gettare luce anche sulla procedura di vendita. Esiste un procedimento separato che vede iscritti nel registro degli indagati, con le ipotesi di truffa e falso, un professionista di Pisa, curatore dell'asta in cui fu venduta la villa all'oligarca russo, e un perito del giudice. Una vicenda articolata che riguarda in particolare la quotazione di vendita del bene, inizialmente stimato dal professor Cardella 25 milioni di euro e poi venduto a 4 . —

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