Il Tirreno

Lucca

l’inchiesta 

Morì sciando: chiesti due rinvii a giudizio

Massimo Donati
Morì sciando: chiesti due rinvii a giudizio

La vittima era un dipendente di un’azienda di Altopascio  Per la procura di Pistoia l’accusa è di omicidio colposo

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La decisione di passare una giornata sugli sci per stare un po’ insieme al figlio, la scelta dell’ultimo momento di imboccare una pista che nessuno dei due aveva mai affrontato, il forte vento che aveva ormai cancellato ogni traccia del passaggio dei gatti delle nevi, l’assenza dei paletti di segnalazione lungo il margine del tracciato... Una serie di drammatiche coincidenze. Ma secondo la procura della Repubblica di Pistoia non fu una fatalità la morte di Daniele Monti, il 52enne impiegato montecatinese e dipendente di una nota ditta di Altopascio, che perse la vita il 24 gennaio dello scorso anno ad Abetone, schiantandosi contro un albero dopo essere finito per sbaglio fuori pista mentre stava scendendo lungo la Zeno 1.

Con l’accusa di omicidio colposo, il procuratore capo facente funzioni Giuseppe Grieco ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex sindaco di Abetone Giampiero Danti, in qualità di responsabile delle piste gestite dal consorzio Saf spa, e di Pietro Nizzi, responsabile e addetto al controllo, alla manutenzione e alla valutazione delle condizioni di sicurezza e regolarità delle stesse. Secondo il magistrato la colpa dei due sarebbe stata quella di non aver segnalato adeguatamente, al suo inizio, che la pista Zeno 1 quel giorno era chiusa.

Aggravando poi la situazione di confusione facendo togliere addirittura i paletti arancioni di delimitazione lungo il tracciato, con l’intenzione di sottolineare in quel modo il fatto che la pista era chiusa e che non vi si poteva sciare, ma con l’effetto finale di rendere praticamente impossibile agli sciatori distinguere il percorso da seguire. Soprattutto dopo che il forte vento aveva “appiattito” la neve uniformemente, fuori e dentro la pista. E là, in quelle condizioni, la vittima si era trovata a dover sciare.

Originario di Ponte Buggianese, Daniele Monti, che lavorava come magazziniere alla “Tarabori agricoltura e giardinaggio” di Altopascio, viveva a Montecatini con la moglie Simona Vannini e i figli gemelli Niccolò e Mattia. Con quest’ultimo, la mattina del 24 gennaio 2018 era andato a sciare all’Abetone. Saliti in quota, i due avevano intenzione di scendere lungo la Zeno 2, ma avevano cambiato idea all’ultimo momento parlando con altri sciatori. E una volta sul raccordo tra l’ovovia e la pista Stucchi Selletta, avevano girato a sinistra imboccando la Zeno 1, la cui chiusura, secondo i gestori, avrebbe dovuto essere indicata dai soli paletti di delimitazione del tracciato del raccordo stesso.

Fatto sta che, dopo il primo tratto, padre e figlio avevano preso due direzioni diverse. Daniele Monti, non accorgendosi di essere uscito dal tracciato, aveva deviato sulla sinistra, imboccando quello che una volta era il vecchio raccordo con la Zeno 2. E superata una collinetta, si era ritrovato su un pendio ripidissimo completamente ghiacciato. Come avrebbe poi raccontato un testimone che aveva assistito alla tragedia dall’ovovia, Monti aveva perso il controllo, era caduto e, dopo una lunga scivolata, si era schiantato contro un albero. Perdendo la vita sul colpo. —

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