Il Tirreno

Lucca

parla l’associazione “Partecipazione E sviluppo” 

«Migranti, è il decreto Salvini a imporre un centro unico»

E.A.

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BAGNI DI LUCCA. Non c’è altra soluzione che il centro unico per ospitare i richiedenti asilo inviati a Bagni; la scelta, non condivisa, è imposta dal decreto Salvini, ma il gestore del centro assicura che non ci saranno problemi di integrazione e rapporti con i cittadini di Ponte a Serraglio, dove si trova lo stabile che accoglierà non più di 30 migranti: è quanto sostiene l’associazione Partecipazione e Sviluppo, unica a partecipare al bando della Prefettura per ottenere la gestione. L’associazione spiega anche di aver già avuto un confronto con tutte le forze politiche cittadine e di aver condiviso riserve e perplessità, aggiungendo però che la legge Salvini non consente alternative.

«La realizzazione di un centro collettivo, non è stata una decisione della cooperativa – dice Partecipazione e Sviluppo di cui è presidente Alessandro Ghionzoli – l’input è stato dato dal ministero dell’Interno (allora guidato da Salvini) e dal decreto sicurezza bis che, nel ridisegnare l’accoglienza e la gestione dei richiedenti asilo, fissava dei paletti non solo economici, ma anche strutturali su cosa doveva essere fatto e cosa abolito della precedente gestione. Fra le altre cose, non veniva più finanziato l’insegnamento della lingua italiana e venivano istituiti i centri collettivi che erano, per noi, l’unica possibilità economicamente sostenibile». A Bagni l’associazione non poteva quindi «continuare con la precedente gestione dei piccoli centri, dato che i soldi rimborsati non erano sufficienti a coprire tutte le spese di gestione ed erano diventati a rischio oltre dieci posti di lavoro di concittadini con titoli di studio superiori, senza contare l’indotto che il paese avrebbe perso. Queste ristrettezze economiche imposte sono state il vero motivo per cui alcuni gestori non hanno partecipato al bando. Viceversa, la nostra cooperativa ha deciso di continuare per non abbandonare i ragazzi per strada, sotto un ponte o nelle stazioni, senza controllo né prospettive».

Ma anche con il nuovo centro unico, assicura Partecipazione e Sviluppo, non ci saranno problemi: «Il centro collettivo avrà 30 posti al massimo, e il numero dei richiedenti asilo ospitati nel comune non aumenterà rispetto a quello attuale. La maggior parte di coloro che abiteranno nel centro sono già discretamente integrati lavorando, facendo attività di volontariato e, alcuni, effettuando il servizio civile regionale o nazionale. Non dovrebbero poi esserci problemi di convivenza dato che i ragazzi, provenendo tutti da Bagni di Lucca, si conoscono già e molti sono amici. La differenza di religione non conta, dato che già oggi alcuni richiedenti asilo abitano nello stesso appartamento pur essendo di religione e di etnie diverse. Oltretutto in caso di bisogno, la caserma dei carabinieri è molto vicina e un loro intervento sarebbe o tempestivo. Tuttavia, è bene precisare che i carabinieri stessi, da noi informati, non si sono mostrati preoccupati per un’eventuale prossima apertura del centro collettivo, dato che conoscono già bene i richiedenti asilo e, in questi anni, non hanno mai creato problemi». —

E.A.

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