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«Via Fillungo senza luci di Natale: decisione dolorosa, ma era necessaria»

Barbara Antoni
«Via Fillungo senza luci di Natale: decisione dolorosa, ma era necessaria»

Piero Pacini, commerciante e componente del Ccn, è critico: «Questa città va amata e bisogna metterci la faccia»

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Lucca. Si è accesa per il Natale con tutte le ufficialità la città di Lucca, venerdì 29 novembre come da copione annunciato dal Centro commerciale naturale di Confcommercio e dall’amministrazione comunale. Un’illuminazione d’effetto, ma con un neo: via Fillungo al buio, tra polemiche che non sono mancate. Decisione inaccettabile e dannosa per alcuni, necessaria per altri. Piero Pacini, commerciante del centro storico (titolare de I Gelati di Piero ma anche di una gelateria di famiglia a Luebbecke, in Germania) e componente del direttivo del Ccn è uno di quelli che propende per la seconda visione. E ci tiene a dire la sua. «Devo fare i complimenti a Matteo Pomini , presidente del Ccn, che ha fatto un lavoro egregio - premette Pacini -. È preparato ed è un uomo che ha a cuore la bellezza e la tradizione del centro storico. Uno che si spende per la città. Appena la città si è accesa, ho inviato alcune immagini anche a persone di mia conoscenza in Germania. Sono rimaste colpite dalla bellezza».

Ma via Fillungo, quest’anno, è rimasta al buio.

«È vero, è al buio. Lo dico a malincuore, perché via Fillungo ha perso quest’anno un’occasione storica per fare un’illuminazione fantastica. Sono molto rammaricato, come tutti i componenti del Ccn di Confcommercio. Ma dobbiamo ricordarci che in via Fillungo ci sono commercianti che hanno sempre pagato la quota e contribuito alle luci natalizie, ma anche altri, che rispetto, ma che hanno sempre snobbato l’illuminazione e aspettato che arrivasse Babbo Natale per farlo. Ci sono poi catene che hanno pagato e altre no: un segnale andava dato».

Lei ritiene quindi che via Fillungo, la via dello shopping più conosciuta di Lucca, non debba godere di corsie preferenziali?

«Ritengo che tutte le vie del centro abbiano lo stesso prestigio. Fino a vent’anni fa via Fillungo era il salotto buono della città. Ora se ci passeggi vedi costantemente delle brutture».

A cosa si riferisce?

«Alle condizioni della pavimentazione, ad esempio. Ai portoni malmessi. Di storico, tolti quattro negozi e alcune insegne, non c’è niente. Il Caffè di Simo che non riesce a riaprire è la dimostrazione lampante».

Dimostrazione che non attrae potenziali investitori?

«Di potenziale ci sono solo le locazioni da pagare. E poi via Fillungo più che una strada sembra un’autostrada di carico e scarico merci ad ogni ora del giorno».

Parole dure. Quindi secondo lei il Fillungo doveva essere in qualche modo “punito”?

«Sì. Le persone che vogliono metterci la faccia non ci sono, quando invece bisogna rendersi conto che il mondo cambia istante per istante. Aggiungo che basta guardarsi intorno, anche non molto lontano: via Fillungo a Lucca è ormai come via Calzaioli a Firenze o Corso Italia a Pisa».

Torniamo alle luci. Se la via simbolo di Lucca rimane al buio, questa mancanza ricade su tutta la città, anche sulle vie illuminate.

«È vero. Ma questo deve essere un nuovo inizio».

Inizio di che?

«Il Natale deve trasmettere un senso di amore per questa città. Per l’anno prossimo mi impegno a portare a Lucca un Natale degno della città. Sui mercatini siamo indietro rispetto ad altre città toscane, basta vedere Arezzo. Se invece di festeggiare Halloween tutti pensassero più al Natale credo che andremmo molto meglio».

Ma lei una una proposta per dare la svolta all’approccio alle tradizioni ce l’ha?

«Io penso che Lucca dovrebbe riflettere su come divulgare la sua arte, il suo stile di vita, la sua bellezza, la sua cucina. E dovrebbe avere in centro almeno tre o quattro alberghi. Ma anche stazioni di rifornimento elettrico. Ci sono ovunque in Europa e in Italia no. Anche per questo i turisti ci preferiranno altre mete. Ecco, per me, la chiave di volta sta nella filosofia green». —

Barbara Antoni

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