Il Tirreno

Lucca

Unanimità in consiglio comunale a bagni 

Coro di no alla struttura unica per i richiedenti asilo

Emanuela Ambrogi
Coro di no alla struttura unica per i richiedenti asilo

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BAGNI DI LUCCA. Accoglienza e solidarietà sì, ma ghetti no: questo il concetto dell’ordine del giorno votato all’unanimità dal consiglio comunale di Bagni. Ordine del giorno verrà ora spedito al prefetto perché receda dal progetto di affidare a un’unica struttura la quarantina di richiedenti asilo, oggi ospitati in tre diversi complessi, fatto che favorisce l’integrazione.

Previsto dal decreto sicurezza (legge Salvini) non è considerato accettabile, dagli amministratori di Bagni di Lucca, l’accorpamento di tutti i migranti presenti sul territorio in un centro unico affidato alla gestione di un’ associazione a Ponte a Serraglio, in uno stabile in via Vittorio Emanuele

«Al momento – ha detto il sindaco Paolo Michelini – i richiedenti asilo sul territorio sono 44 (e per un periodo sono stati molti di più). Abbiamo un numero di richiedenti asilo già superiore alla quota spettante in base alla popolazione. Nove più nove sono accolti una struttura a Ponte a Serraglio, undici in via Tovani a Fornoli, nove a Bagno alla Villa e sette a Casoli, ospiti dei Cas, i centri di accoglienza straordinaria. La prefettura ha emesso il bando per Bagni in seguito al decreto che elimina il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (lo Sprar) e ora è possibile organizzare solo centri collettivi. Un’associazione già operante sul territorio ha fatto una offerta, ma il Comune non si è espresso perché non ha alcuna competenza».

Col decreto ora è possibile accogliere 75 richiedenti asilo in singole unità, fino a 90 in centri collettivi. Per Bagni è invece giudicato possibile dalla Prefettura accoglierne fino a 50 in un unico centro collettivo. Michelini ha spiegato di aver avuto comunicazione del progetto a cose fatte: «Mi sono subito mosso per conoscere i numeri. C’è stato un incontro in prefettura e sul suo sito è possibile vedere l’assegnazione già dal 14 novembre. Il numero è invariato, 44. Saranno principalmente concentrati in un unico stabile in via Vittorio Emanuele a Ponte a Serraglio, nella salita che porta al viale alberato. Uno stabile che non ha spazi esterni, si accede subito sulla strada. Un numero così alto di richiedenti asilo in un solo centro comporterà problemi: si vanno a unire persone molto diverse fra loro, e non si favorisce l’integrazione. Dal primo gennaio i Cas saranno in ogni caso chiusi ma chi non rientra nel nuovo progetto del Cara, dove andrà?». Il sindaco ha ricordato anche che Bagni di Lucca aveva aderito a un bando Sprar, ma nonostante l’individuazione del gestore, l’entrata in vigore della legge Salvini ne ha impedito la realizzazione. Non resta che sperare nel confronto con la prefettura, dove il consiglio parlerà con una voce sola.

Giulia Mariani di Progetto Rinascimento ritiene la scelta prospettata «deleteria per i numeri. Non siamo contro l’accoglienza, ma contro questa scelta che non favorisce l’integrazione». Claudio Gemignani di Un futuro per Bagni di Lucca ha ribadito la contrarietà: «Il centro unico avrebbe impatto troppo forte per la comunità di Ponte a Serraglio, 250 persone. No dunque al centro collettivo. Pensiamo alle condizioni sanitarie, alle diverse religioni, alla sicurezza». —

Emanuela Ambrogi

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