Sicurezza
La verde Garfagnana, una “grande foresta” selvaggia e misteriosa
Domani in regalo con Il Tirreno l’ultima foto delle bellezze naturali della Lucchesia immortalate dall’obbiettivo di un professionista della fotografia, Roberto Paglianti
Le Alpi Apuane a ovest, l'Appennino a est. Nel mezzo il fiume Serchio e migliaia di ettari di boschi in cui s'insinuano valli, laghi, torrenti, grotte, prati, chiese, fortezze, città e paesi. Era la “grande foresta” e lo è rimasta. Verde, rigogliosa, silenziosa, profumata. Ma anche selvaggia, misteriosa, difficile, a volte inaccessibile. La Garfagnana è l'ultima tappa del viaggio fotografico che Il Tirreno ha regalato per tutto il mese di novembre con “Il respiro della Lucchesia”, dodici immagini del territorio scattate da Roberto Paglianti. Venerdì 29 novembre nelle edicole l'appuntamento conclusivo con una foto in cui l'autore ha rappresentato proprio l'essenza di questa terra: i boschi.
La Garfagnana ce li ha perfino nel nome, i boschi, anche se non c'è alcuna certezza sulle origini del termine. Una delle tante teorie lo fa risalire ad antichi vocaboli che significavano grande selva, altre ipotesi lo collocano in epoca romana dai possedimenti di tale Carfanius, un ricco colono proprietario di numerose terre. In ogni caso la vastità c'è sempre, tanto che con i secoli, in particolare dal 1300 in poi, la Garfagnana venne chiamata “la grande foresta” da chi vi si addentrava. Non era un'impresa facile percorrerla né, in alcune sue parti e in determinate condizioni climatiche, lo è ancora oggi a causa di un territorio montuoso e tormentato che non facilita spostamenti e collegamenti, contribuendo spesso all'isolamento. Basti pensare che proprio qui ci sono due vette da primato: nel territorio comunale di Sillano-Giuncugnano c'è il monte Prado, la cima più alta della Toscana a oltre 2000 metri di quota, mentre nel comune di Minucciano si trova il Pisanino, massima vetta apuana a poco meno di 2000. La Garfagnana è dunque uno scrigno racchiuso tra le Apuane e gli Appennini che ha sempre vissuto una propria storia, costruendosi una spiccata identità, tuttora molto forte, pur essendo vicina ad altre realtà geografiche, storiche e culturali. È', infatti, la zona più a nord della provincia di Lucca e confina con Massa-Carrara, in Toscana, e con le province emiliane di Reggio Emilia e Modena.
L'isolamento, se da una parte ha portato a molti svantaggi, dall'altra ha permesso di conservare non solo una forte identità, ma anche il paesaggio, che non appare dissimile - se non in alcuni insediamenti abitativi, commerciali e industriali sviluppati nel corso del Novecento – dalla “grande foresta” vista dagli avventurosi viandanti di molti secoli fa. «Qui rimane chiaro e indelebile - scrivono Alfredo Caligiani e Antonetta Castiglione nel loro “Viaggio in Garfagnana” - l'instancabile estro della natura che, in questi luoghi, è stata particolarmente generosa nel regalare un'insolita gamma di paesaggi e scorci visivi che, con il cambiamento delle stagioni, distribuiscono emozioni sempre nuove e intense». Tutto questo nonostante la storia non le abbia risparmiato guerre, assedi e cambi di “padrone”. Anticamente abitata da Liguri, fu sottomessa dai Romani che nel 180 a.C. la congiunsero alla colonia di Lucca. Nel XII secolo, dopo essere stata feudo di diverse famiglie, passò sotto il dominio lucchese, poi del Sacro Romano Impero e di nuovo di Lucca; nel 1400 fu spartita tra Firenze e i Malaspina finché, dal 1429, subì l'espansionismo estense. Da allora la storia della Garfagnana, divisa in una parte lucchese e in un'altra estense, seguì le sorti dei rispettivi Stati. Dall'unità d'Italia fece parte della provincia di Massa, ma nel 1923 tornò a Lucca. —
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