Italia
Contestate le analogie tra l’incidente al Forte Belvedere e quello sulle Mura
Da un lato una tragedia avvenuta di notte in un luogo non illuminato, dall’altro una caduta di giorno e con cartelli in vista
Quaranta pagine che danno un quadro chiaro ed esaustivo su fatti e presunte responsabilità attribuite a professionisti accusati di un incidente avvenuto sull’arborato cerchio. Con il deposito delle memorie difensive da parte degli ex vertici dell’Opera delle Mura - il presidente Alessandro Biancalana e il direttore Giovanni Marchi - si conclude la fase investigativa. Perché l’altro indagato - l’architetto Maurizio Tani - attraverso il suo legale Carlo Di Bugno ha ritenuto opportuno procedere in altro modo attendendo la decisione della pubblica accusa. Ora toccherà proprio alla procura decidere in questi giorni se chiedere o meno il rinvio a giudizio nei confronti degli ex vertici dell’Opera della Mura accusati di lesioni personali stradali gravi per l’incidente occorso ai due turisti francesi (padre di 40 anni e figlio di 5 origini francesi e residenti a Dubai) precipitati il 21 agosto 2018 nell’area della Cannoniera lato Est del baluardo San Regolo.
LE PERPLESSITÁ
La puntuale e meticolosa memoria difensiva - redatta dall’avvocato Lodovica Giorgi, legale di Biancalana e Marchi - lascia spazio ad ampi margini di riflessione su un’indagine voluta dal procuratore Pietro Suchan, durata 13 mesi e con oltre mille pagine.
La singolarità ben visibile è legata ad un paragone ardito: le Mura di Lucca come Forte Belvedere a Firenze. Così come un infortunio, rivelatosi mortale alla fortezza di Santa Maria in San Giorgio del Belvedere, portò alla condanna del sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, allo stesso modo Opera delle Mura e la città di Lucca rappresentata dal sindaco dovrebbero rispondere degli infortuni occorsi sulla cinta muraria. Ma i fatti sono completamente diversi. A Forte Belvedere si teneva una manifestazione notturna in luogo non illuminato (Forte di Belvedere 2008 Cinema e Musica) oggetto di specifica concessione tra Comune e Cooperativa Archeologica, il muretto di protezione era di 10 centimetri più alto del terrapieno su cui transitava la vittima, i luoghi erano costituiti da due terrapieni a ferro di cavallo, separati da una cannoniera, che per l’ingannevole illuminazione, apparivano come un’unica superficie senza soluzione di continuità e i cespugli presenti lungo il muretto confermavano quella percezione, i cartelli di pericolo non erano visibili di notte e l’amministrazione, nonostante i tecnici comunali avessero ravvisato la pericolosità strutturale del Forte Belvedere chiedendo la predisposizione di misure antinfortunistiche, aveva deciso di non adottare il provvedimento di chiusura notturna.
Nel caso del bimbo di 5 anni e del padre quarantenne l’incidente avvenne il 21 agosto 2017 alle 12,30 in una giornata di sole con piena visibilità tale da non nutrire dubbi sulla differenza nell’altezza del terreno nella porzione successiva al terrapieno e ai muri di contenimento. Non solo. Sul baluardo San Regolo non ci sono dossi. Per non parlare dei cartelli stradali presenti in tutte le zone di accesso alle Mura e multilingue. E sul baluardo San Regolo, pochi metri prima della cannoniera, c’è un cartello che sottolinea il pericolo. Nessuno prima di quell’incidente era caduto o si era infortunato nella zona del baluardo. Non c’erano quindi situazioni di urgenza o emergenza che necessitassero da parte del sindaco l’adozione di provvedimenti urgenti. Lo stesso tribunale di Lucca negli anni ha sempre rigettato ipotesi di responsabilità dell’ente per i danni causati dall’utilizzo imprudente delle Mura e in particolare dal superamento dei cigli di protezione. E su questo punto i giudici nei vari pronunciamenti riguardo a cadute di minori hanno sempre messo in evidenza la responsabilità dei genitori e della loro condotta legata all’obbligo di sorveglianza. —
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