Sicurezza
Addio a Franco Bimbi, pioniere dell’imprenditoria
Nel 1961 aveva fondato l’industria Italvetro che è arrivata ad avere 250 dipendenti: oggi il funerale in forma privata
Cordoglio in tutto il mondo industriale lucchese per la morte di Franco Bimbi, uno degli ultimi pionieri dell’imprenditoria.
Insieme al fratello Marino e all’altro socio Niccolò Citti aveva fondato, nel 1961, l’industria Italvetro arrivata a occupare 250 dipendenti e a produrre una rivoluzionaria mescola di vetro temperato venduta alle più grandi aziende di elettrodomestici (dalla Zoppas alla Merloni, dalla Smeg alla Rex, fino all’Ariston e molte altre) e di maschere per subacquei.
Bimbi, 86 anni viveva a Fornoli e fino a un mese fa era apparso in buona salute, anche se a giugno era stato colpito dalla scomparsa della amatissima moglie Maria Elvira. Nelle ultime settimane aveva però accusato problemi di salute che lo hanno portato rapidamente alla morte. I funerali si svolgeranno stamani in forma privata.
Bimbi lascia i figli Maurizio e David e i nipotini Sofia e Giovanni.
L’epopea della Italvetro era iniziata in un capannone di Chifenti nel 1961 in via del Piano. Negli anni del boom economico l’attività aveva avuto un grande successo e nel 1975 la produzione era stata trasferita in uno stabilimento di 20.000 metri quadri a Anchiano. Intorno alla fabbrica, di fronte al fiume Serchio sulla statale del Brennero, i due Bimbi e Citti avevano mantenuto a lungo i terreni di una fiorente azienda agricola.
Ad Anchiano l’organico era arrivato fino a 200 dipendenti, mentre altri 50 erano stati assunti in una succursale in provincia di Modena. Nel 1996 la azienda era stata ceduta al gruppo multinazionale tedesco Schott, che lo gestisce tutt’ora. Oggi i dipendenti sono 160 e la azienda rappresenta uno dei principali poli industriali della Valle.
Nel 1983 aveva fatto parlare i media di tutto il mondo la notizia, terribile, del rapimento della nipotina di Niccolò Citti, la piccola Elena di appena 17 mesi. La neonata era stata sottratta alla sua famiglie la notte del 17 ottobre nell’abitazione dei Citti a Lugliano. Una banda di tre malviventi aveva fatto irruzione nel cuore della notte massacrando di botte i familiari e portando via la bambina.
La banda era guidata da Francesco Chillè, all’epoca 46enne, un rappresentante di commercio che, come scoprirono quasi subito gli inquirenti era in contatto proprio con l’Italvetro.
Le indagini portarono a ritrovare la bambina a Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina. La banda in fuga la abbandonò in uno scatolone ai lati di una strada, quaranta giorni dopo il rapimento. Tutti i responsabili di quel terribile episodio furono arrestati e condannati. —
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