Lutto
Le lacrime di una fanciulla e la maestà del Pisanino si rispecchiano nel lago
La foto di Roberto Paglianti in regalo domani con il Tirreno è dedicata all’invaso artificiale di Gramolazzo, nato per lo sfruttamento idroelettrico
Fino a settant'anni fa da lì passava una strada, c'erano campi coltivati a farro e tanti mulini per macinare le castagne. Una grande conca fertile circondata dalle montagne che, oggi, si specchiano invece nell'acqua: quella del lago di Gramolazzo - a oltre seicento metri di quota nel territorio comunale di Minucciano in Garfagnana - protagonista della foto di Roberto Paglianti in regalo con Il Tirreno di domani, mercoledì 27 novembre. Non è un'opera della natura: l'invaso fu creato artificialmente nella seconda metà del 1900 per lo sfruttamento idroelettrico, che all'epoca coinvolse altre zone della Garfagnana.
Ma per il lago di Gramolazzo, come per tanti bacini nati allora in questa terra ricca di acqua, la natura prese il sopravvento sull'artificio, dando al luogo una suggestione che di costruito non aveva niente. I campi di farro e frumento vennero spostati altrove, la strada era ormai una vecchia carrozzabile non necessaria e anche per i mulini fu trovato lo spazio alternativo. Così fin da subito sembrò di essere in una di quelle vallate dolomitiche da cartolina, dominate da imponenti e bellissime cime che regalano strepitosi paesaggi. Da allora tutto è rimasto uguale e negli anni, semmai, il lago ha acquistato in fascino e suggestione. Del resto qui siamo nel regno delle Alpi Apuane, che non raggiungono l'altezza delle “sorelle” del nord Italia, ma ne condividono in gran parte la morfologia aspra e incisa, con valli strette e profonde, creste aguzze e ripide pareti. Degli oltre trenta monti apuani che superano i mille metri il più alto, a quasi duemila, è il Pisanino, la cui maestosa sagoma si specchia nelle acque del lago.
Una delle leggende più belle e struggenti legate a queste montagne riguarda proprio il Pisanino sulle cui pendici, peraltro, nasce uno dei torrenti tributari del lago. Il racconto fantastico ha origine in tempi remoti e inizia con due guerrieri, padre e figlio, fuggiti da Pisa. Mentre il più anziano rimase ucciso in battaglia, il giovane, seppure ferito, riuscì a raggiungere l’alta Garfagnana dopo aver attraversato valli, boschi, paesi e monti. Era dicembre e un pastore e sua figlia lo accolsero nella loro capanna per soccorrerlo e dargli un rifugio. La giovane lo curò per tutto l'inverno, preparandogli infusi e altri medicamenti a base di erbe che conosceva alla perfezione. Nel corso dei mesi la bellezza e i modi garbati del ragazzo – che non rivelò il nome e fu da loro chiamato Pisanino - fecero breccia nel cuore della fanciulla che si innamorò di lui. Ma il suo amore non bastò: il giovane soldato morì, gettando nello sconforto la famiglia che lo aveva accolto e che lo seppellì in un prato accanto alla capanna, dove la ragazza si recò quotidianamente a piangere sulla tomba. Con il passar del tempo ogni lacrima si trasformò in pietra e poco a poco dove prima c'era un vasto prato si innalzò una montagna, da tutti poi chiamata il Pisanino. Che, non va dimenticato, è un monte impervio: i sentieri per la vetta, alcuni dei quali partono da Gramolazzo, sono in gran parte adatti solo ad escursionisti esperti e alpinisti. Sicuramente meno impegnativa, invece, la passeggiata sul lago dove d'estate si può fare il bagno, andare in canoa o su altre imbarcazioni a noleggio, prendere il sole sui pratini lungo le sponde. Qui ci sono anche tavolini per il pic nic e panchine per godere della vista spettacolare. —
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