La cartiera Pieretti chiede la cassa integrazione per 17 dipendenti (su 20)
Per il sindacato una procedura che potrebbe essere bocciata dall’Inps e, soprattutto, colpirebbe i lavoratori lasciandoli senza stipendio
CAPANNORI. Cassa integrazione alla cartiera Pieretti. Una richiesta fatta direttamente dall’azienda che coinvolge 17 lavoratori sui 20 impiegati nello stabilimento di via Masini a Marlia.
Una procedura, quella della cassa integrazione ordinaria, che viene definita “singolare” da Simone Tesi della Slc-Cgil e dalle Rsu. Il rappresentante della Cgil è «perplesso anche sulle possibilità che l’Inps autorizzi questa procedura». Intanto domani scadono dei termini importanti: «Siamo in una situazione di crisi conclamata – dice Tesi – alle soglie dell’ultima scadenza concessa dal tribunale per la proposta concordataria e dell’affitto, se ancora ci sono le intenzioni, e si richiede un ammortizzatore sociale ordinario? Per le procedure concorsuali, a condizioni ben precise, c’è la cassa integrazione straordinaria. Se lo strumento fosse sbagliato e l’Inps respingesse la domanda (con l’azienda che intanto dichiara che da lunedì l’impianto non ripartirà e sarà fermo per tre mesi, da voci che sono state fatte circolare in azienda) si aggraverebbe il debito della cartiera. Ma quello che è veramente grave è il fatto che i lavoratori rischiano di essere messi a casa continuativamente senza stipendio. L’azienda non accetta di anticipare il trattamento retributivo della cassa integrazione e quindi bisognerà aspettare che l’Inps decida ed eventualmente cominci a pagare direttamente ai lavoratori l’integrazione salariale. Altrimenti tutto si trasformerà in debito gestito dalla procedura concorsuale. Inoltre, prima di accedere a un ammortizzatore sociale, ci sono da smaltire le ferie vecchie il cui pagamento è bloccato dalla domanda di concordato».
Il rischio, per i sindacati, è che in «ogni caso i lavoratori potrebbero trovarsi senza stipendio per un periodo. Come potrebbero le persone e le loro famiglie continuare ad andare avanti, dopo mesi di stipendio decurtato, addirittura senza niente?».
Sulla vertenza interviene anche Massimiliano Bindocci: «L’ultimo incontro, pur avendo mostrato delle distanze, aveva visto anche la possibilità di ridurre l’organico in modo condiviso vista la disponibilità di alcuni dipendenti, ma certe rigidità ideologiche di alcuni dirigenti e toni non concilianti da parte di una dirigenza che ha portato l’azienda al fallimento hanno procurato questo risultato. Pur essendo rimasti nel merito, come riconosciuto persino dall’azienda, ci troviamo ad affrontare ancora una crisi irreversibile». Anche la Uilcom sottolinea come la «cassa integrazione preveda che prima si smaltiscono le ferie, che l’azienda a oggi non paga, e stupisce la richiesta di cassa integrazione ordinaria invece di quella straordinaria. Dobbiamo ancora capire se esiste qualcuno che ha voglia di investire, altrimenti anche questa soluzione rischia solo allungare una sofferenza e una difficoltà del personale non più sostenibile». —
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