Lutto
L'allarme della Cgil: c’è malessere fra i lavoratori del San Luca
LUCCA. «C’è qualcosa che non va. Qualcosa di molto profondo e inquietante che mina il clima organizzativo ma soprattutto la salute di chi lavora in sanità». A sostenerlo è Lorena Maggiolo, segretaria della Fp Cgil di Lucca, prendendo spunto dal post critico (poi rimosso) del primario di oculisica Fausto Trivella. . «Se un professionista di questo calibro arriva a un tale gesto, significa che si è perso l’orientamento e che il livello di sofferenza è tale da provocare effetti nefasti per tutti. La qualità dell’offerta sanitaria si basa sia sul funzionamento dei servizi che sul benessere di chi ci lavora. Se da un lato è comprensibile che l’azienda inviti i dipendenti a rispettare il codice di comportamento per la comunicazione esterna, dall’altro non è invece accettabile che le lavoratrici e i lavoratori “vedano tutto nero”, quando il loro contributo è essenziale per il buon funzionamento della sanità».
Per Maggiolo «non si tratta di un caso isolato: sono in molti a rivolgersi al sindacato per denunciare stati di malessere sempre più diffusi. Molti i racconti di chi non regge più il disagio a cui ogni giorno far fronte per garantire i livelli di assistenza. Le lavoratrici e i lavoratori ci riportano che sono moltiplicati i casi di sofferenza psicologica ed anche fisica, che non riescono a individuare soluzioni per affrontare la quotidianità. Le persone si affannano per garantire i livelli di assistenza previsti ed anche, in molti casi, la qualità. Bisogna aver chiaro che oggi lavorare in sanità significa anche fare una scelta precisa, perché il privato è sempre più attraente e tenta di offrire servizi integrativi a minor costo e più rapidamente. Ma questa, sappiamo bene, che è un’illusione».
La Cgil si chiede se «la riorganizzazione, ad oggi, abbia prodotto i risultati previsti, sia in termini economici che in qualità dei servizi erogati. C’è risparmio quando si sono duplicate le filiere di comando e allargate le distanze tra territori? Le lavoratrici e i lavoratori sono stati costretti a percorrere km per recarsi nei luoghi di lavoro o per incontrarsi tra loro, per confrontarsi con i direttori delle unità operative o delle aree di appartenenza. Ricevono indicazioni dall’alto senza aver la possibilità di intervenire direttamente nei processi decisionali, si sentono smarriti, senza partecipazione. Sono fattori che minano il senso di appartenenza e soprattutto la motivazione. Ma soprattutto si è perso il contatto con la direzione, con chi programma e organizza il lavoro ed è responsabile dell’offerta sui territori. La base si è allontanata dal vertice decisionale in modo esponenziale».
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