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Arte e buon cibo: la ricetta segreta di OliosuTavola di Martina Bacci

Arte e buon cibo: la ricetta segreta di OliosuTavola di Martina Bacci

Il locale è nato tre anni fa: «Qui tutto è in vendita, dalle sedie ai tavolini passando per i quadri» 

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vite lucchesi

Nel cuore di Lucca, nella via storica dell’antiquariato, c’è un posto un poco nascosto, incorniciato fra luci caleidoscopiche e opere d’arte moderne. È custodito, questo spazio multiforme, nel silenzio di Via del Battistero, ed è una galleria d’arte che è anche luogo di gastronomia e di incontro. L’anima e l’estro appartengono alla giovane ed elegante Martina Bacci di Capaci, un giunco delicato e timido, con un sorriso gentile.

Modesta e molto preparata, Bacci nei suoi venticinque anni si rivela una sorpresa mentre scandisce piano le parole che sottendono la sua avventura, si ferma raccontando della passione per Marina Abramovic, ricorda il recente viaggio a Cuba alla scoperta della contemporanea arte locale che molto l’ha sorpresa.

Nata a Lucca, cresciuta alle spalle del conservatorio Boccherini con la musica che entrava dalle finestre, Martina ha studiato prima al Liceo scientifico Antonio Vallisneri e poi all’Università di Firenze, dove si è laureata in Progettazione e Gestione di Eventi e Imprese dell’Arte e dello Spettacolo. Lei – figlia del critico d’arte Filippo Bacci di Capaci e di Gabriella Giurlani, entrambi deus ex machina della Galleria 800/900 Artstudio, con sede a Lucca e Livorno, attiva dal 1978 – l’arte ce l’ha nel sangue. «Anche se – ammette – per molto tempo ho preso le distanze. Sono cresciuta fra mostre e fiere, e non ne potevo più. Però, dopo la maturità, per quanto avessi superato l’esame, ho deciso di rinunciare a studiare medicina. Sognavo di fare qualcosa che mi appassionasse veramente».

Quel qualcosa si manifesta per la prima volta al Palp di Pontedera. «Mi chiamarono, organizzai una mostra e andò così bene che continuai…». E di mostra in mostra, Martina è divenuta coordinatrice per la struttura delle mostre pubbliche. La prossima – di cui racconta con trascinante entusiasmo - sarà a fine dicembre, “Arcadia e Apocalisse. Paesaggi italiani in 150 anni di arte, fotografia, video e installazioni”, occasione per raccontare come è cambiato il paesaggio italiano, e come si è trasformata l’arte.

«Tre anni fa – continua lei - si era poi creata l’occasione di prendere in gestione questo spazio, OliosuTavola. Non ci ho pensato un attimo, aiutata anche da mio padre con il quale lavoro tanto felicemente. La mia volontà era quella di creare in chiave moderna un caffè letterario, uno spazio per parlare di libri, per poter ascoltare musica, per venire a vedere delle mostre. Qui gli oggetti sono tutti in vendita, qualsiasi cosa dentro la galleria è in vendita: dai tavoli, alle sedie, passando naturalmente per i quadri. All’inizio, io e mio padre dovevamo occuparci solo della parte artistica, invece ci siamo presto appassionati anche a quella culinaria: se fai la cucina dentro una galleria d’arte devi offrire una ricerca gastronomica, non puoi fare prodotti semplici, anche l’impiattamento diventa molto importante».

La risposta è stata positiva, il pubblico ha cominciato ad arrivare e il lavoro di scouting si è trasformato rapidamente. «All’inizio cercavo con il passaparola e online sia gli artisti che i cantanti, poi la voce si è sparsa e hanno iniziato a chiamarci. Per la scelta, lo ammetto, mi baso molto sui rapporti umani. Mi piace parlare con le persone, farmi spiegare le opere o il concept musicale, creare collaborazioni non solo artistiche. Noi dello staff siamo una grande famiglia, e questa è la nostra grande forza».

Se parlare di movimento artistico lucchese è esagerato, Bacci ha iniziato a coinvolgere diversi artisti che dalla città sanno guardare al mondo. «Ci sono – racconta - tanti piccoli artisti, ma sono tutti molto diversi fra di loro. Abbiamo Anna Bianchi, che fa pop art, ha iniziato negli anni Sessanta e continua a proporre quadri di grande formato su artisti del passato, come a voler recuperare un’epoca e degli idoli da tener sempre presente quali fonte d’ispirazione. Abbiamo Cinzio, che è livornese, più metafisico: fa quadri molto colorati, quasi fiabeschi, una via di mezzo fra Dalì e De Chirico. Ma c’è anche il viareggino Libero Maggini, scultore di opere molto ironiche: dallo scimpanzè con il tutu a Lucignolo con infinite orecchie. E poi c’è il lucchese Game, Gabriele Meschi, cui abbiamo dedicato l’ultima mostra: dopo quarant’anni di lavoro silenzioso con i grandi dell’Arte Povera, e tanti anni da grafico per un’azienda metalmeccanica, adesso a quasi ottant’anni ci ha scelto per esporre perché si sentiva a casa».

Ed è così che nella mostra Debris, conclusasi pochi giorni fa, sono stati esposti gli scarti che l’artista recupera per strada, a cui riesce a dare nuova vita, senza però modificarli. «La trovo – spiega Martina - una cosa geniale perché siamo abituati a dar per scontate tante cose, e Game ci vuol consegnare un piccolo insegnamento ecologico e di memoria: il suo piccolo archivio per il futuro». Ma non è finita qui. Fra le tante scoperte c’è anche Giulia Santarini, lucchese, poco più di trent’anni e una splendida scultura esposta proprio all’ingresso: uno stormo di sardine fatte con le lastre di zinco che servivano per stampare i giornali anarchici. «Le sue opere sono leggerissime, e nascono sfruttando anche il vento: studia come posizionare l’opera, ed è proprio il movimento della scultura il suo senso. Tutto è nato per caso. Veniva ogni tanto a fare un’aperitivo da noi, e un giorno vinse la timidezza e ci parlò del suo lavoro. Quando portò la sua scultura restammo incantati. Tanto che è appena stata premiata, per le sue opere, a Milano con il premio Arte per la scultura». Martina sorride orgogliosa. «Forse è questa la cosa che più mi piace. È molto bello dare un’opportunità a persone che hanno modo, hanno una visione del mondo, hanno gusto. È bello supportare gli artisti che hanno paura di non essere capiti, e che considerano OliosuTavolo come una casa, un luogo che ti fa sentire compreso. È bello quando vedo le persone contente, quando sento che c’è armonia, e questo frammento di città mi pare felice e fuori dal tempo». —

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