Italia
Violentata all'uscita della discoteca: arrestato un 21enne di Lucca
L'episodio a Milano lo scorso ottobre: vittima una ragazza di 21 anni. Così dopo meticolose indagini è stato individuato dalla polizia
LUCCA. Nell'immagine di copertina di Facebook è in piscina con un amico, indossa un cappellino nero con il logo di un famoso marchio di moda. In un'altra ha una camicia colorata con un numero impresso dietro. Passa anche da questi due indumenti il riconoscimento di Johann Vincenzo Jean Didier Mboungou Mbeniaba, il 21enne lucchese originario del Gabon che ieri è stato arrestato dalla Squadra mobile di Milano con l'accusa di aver violentato una giovane dominicana di 21 anni all'uscita della discoteca "Old Fashion".
Era la notte del 12 ottobre scorso, grazie a un fitto lavoro di analisi delle celle telefoniche e del confronto delle immagini riprese dalle telecamere nei pressi del locale, gli investigatori sono riusciti a individuare il 21enne che ha precedenti per reati contro il patrimonio. Era specializzato nella truffa degli affitti fantasma, incassava i soldi e poi spariva lasciando la vittima senza casa. E forse proprio per la mancanza di precedenti specifici e in virtù della sua età, che il gip ha scelto di concedergli gli arresti domiciliari nella sua abitazione di Lucca, città dove vive da tempo.
Il 12 ottobre si era spostato a Milano con amici per passare una serata in discoteca, lo stesso programma della sua vittima, arrivata da un'altra regione per ballare spensierata. Agli investigatori ha detto che era stata una settimana di studio molto stressante, per questo ha bevuto più del solito, al suo corpo esile sono bastati pochi bicchieri per perdere quasi conoscenza. Secondo la ricostruzione della Mobile, aiutata dalle telecamere, Mbeniaba l'ha avvicinata nel locale quando era già visibilmente ubriaca. Le ha offerto ancora da bere e l'ha convinta a uscire per prendere un po' d'aria.
Per evitare che cadesse l'ha accompagnata fuori cingendole i fianchi. In questo modo l'ha portata in una zona poco illuminata del parco, non molto distante dall'ingresso. Al termine dello stupro l'ha riportata dalle amiche che intanto la stavano cercando all'uscita. "È stato un trucco molto astuto perché ha confuso le acque sulla sua responsabilità - ha spiegato Marco Calì, capo della Squadra mobile -. Ha anche fornito una versione falsa dicendo di averla soccorsa dopo aver visto che era in compagnia di nordafricani. Ha però commesso un grave errore: per accreditarsi ancora di più come soccorritore ha fornito il suo numero di cellulare a un amico della ragazza".
Quello che sembra un passo falso ha una spiegazione precisa. "Il giorno dopo ha potuto sentire gli amici della vittima per sapere come stesse ed essere aggiornato sulla sua versione - ha continuato Calì -. Inoltre il numero non era intestato a lui". Nonostante ciò gli investigatori sono riusciti a risalire all'utenza (anche grazie all'analisi delle celle) e al profilo Facebook. Il confronto degli indumenti apparsi nelle immagini ha fugato ogni dubbio.
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