Il dolore
Scuola e personale in appalto: in 52 rischiano il proprio posto
Ieri protesta a Firenze e il 25 un incontro in Provincia per affrontare la questione. In pericolo anche la qualità del servizio che perde quasi un terzo della sua forza
LUCCA. È la nostra provincia quella che rischia di pagare il prezzo più alto per l’internalizzazione del personale in appalto della scuola. Un cambiamento importante che, secondo il governo, scatterà per decreto dal primo gennaio. Ma quel traguardo, che arriva dopo anni di lotte, per qualcuno, anzi per molti, spiegano i sindacati, sarà precluso «Il bando statale prevede oltre 10mila assunzioni, ma attualmente in Italia le lavoratrici di questo settore sono circa 16mila e, ad oggi, stando ai parametri inseriti nel bando, molte di loro (ben 4.725) non hanno i requisiti per partecipare».. E in Toscana, per 823 lavoratrici impiegate attualmente, ci sono 608 posti disponibili. «Quindi un esubero pari a 215 lavoratrici, che rischiano di rimanere senza lavoro e questo è inaccettabile», dicono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTrasporti Toscana che ieri a Firenze, in piazza Duomo davanti alla sede Regione, insieme a tante lavoratrici, hanno tenuto un’assemblea pubblica per richiamare l’attenzione sulla vertenza.
«Sono mesi che chiediamo al governo un confronto che interessi tutti i ministeri interessati, Istruzione, Lavoro, Economia, perché è solo con un confronto articolato che i possono trovare le soluzioni a una vertenza che si trascina da decenni, e individuare dei percorsi per salvaguardare anche chi ha storie lavorative diverse», hanno spiegato Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTrasporti Toscana.
La Regione non è un ente direttamente coinvolto nella questione, ma la manifestazione voleva da un lato chiederne il sostegno e, dall’altro, impegnarla a cercare di trovare una soluzione per quelle 215 persone che – se le cose non cambieranno – dal primo gennaio si ritroveranno senza lavoro. Gli stessi scopi che si propone l’incontro in programma il 25 a Lucca tra sindacati e Provincia, all’unità di crisi.
Sì, perché molte di quelle 215 lavoratrici sono lucchesi. Anzi, per essere più precisi la nostra provincia ha il non invidiabile record del maggior numero di persone che rischiano il posto di lavoro: ben 52, davanti anche allo stesso capoluogo (a Firenze sono in 49 a non rientrare nei piani di reinserimento). E 52 vuol dire quasi un terzo del totale del personale che attualmente lavora in appalto in Lucchesia (170 persone).
«A Lucca saremo particolarmente penalizzati – dice Sabina Bigazzi della Filcams Cgil –fra l’altro il bando che regola il reinserimento prevede alcuni aspetti discutibili. Per esempio si parla di anzianità di servizio, il che può anche essere comprensibile. Però si prevede un’anzianità di 10 anni che non è reale, perché dal contratto mancano sempre i tre mesi estivi di scuole chiuse. Quindi per arrivare a 10 anni di anzianità in realtà ne servono 12 e mezzo di servizio effettivo. Ma questo è solo un aspetto. Anche perché da tempo abbiamo ingaggiato un confronto con l’Inps per veder riconosciuti anche quei tre mesi, e nelle cause pilota che abbiamo fatto abbiamo vinto. Questo cosa significa? Significa che se il provvedimento del governo sarà attuato così come previsto, è plausibile che ci sarà una valanga di ricorsi. Il caos insomma». Un caos che, a detta dei sindacati, riguarda un po’ tutto il decreto e le sue conseguenze. Tra queste una che, certo, al confronto della notizia di 52 persone senza lavoro, sembra poca cosa ma che non va trascurato: «Se adesso ci sono 170 persone a svolgere un determinato lavoro, e ne togliamo un terzo – evidenzia Sabina Bigazzi – che tipo di servizio potremo aspettarci per le nostre scuole?». —
Luigi Spinosi
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