Il dolore
La Corte d’Appello conferma la confisca dei beni a Giordano
È la prima volta che accade a Lucca per vicende legate alla criminalità organizzata nonostante l’assoluzione anche in secondo grado degli imputati Atti trasmessi all’Agenzia Nazionale
LUCCA. Antonino Giordano, 57 anni, originario di Misilmeri (Palermo) e il figlio Giovanni Giordano erano stati assolti in Corte d’Appello dal reato di trasferimento fraudolento di beni e valori per eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniale. In sostanza i proventi di attività illecite riconducibili ad associazioni mafiose. Ma Antonino Giordano era stato condannato anche in secondo grado per il reato di omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali. E adesso i beni sequestrati nel 2015 dalla Guardia di Finanza - sedici villette tra Nave e Monte S. Quirico, box auto, escavatori, camion e conti correnti, tutti riconducibili alla ditta Due Gi Costruzioni in via del Brennero - saranno irrevocabilmente confiscati con la trasmissione degli atti all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.
A stabilirlo l’ordinanza della Corte d’Appello di Firenze (presidente Giovanni Perini, consiglieri Anna Favi e Erminia Bagnoli) dopo che la Cassazione aveva dichiarato inammissibili i ricorsi proposti dagli imputati.
Secondo la Corte non vi sono dubbi sull’irrevocabilità della misura della confisca disposta con la sentenza di primo grado e integralmente confermata. Il motivo? L’assoluzione degli imputati dal reato di trasferimento di proventi di attività illecite riconducibili ad associazioni mafiose è indipendente dall’elemento materiale dell’intestazione fittizia a Giovanni Giordano delle attività economiche al centro del processo. Entrambe le sentenze di primo e secondo grado hanno riconosciuto il carattere fittizio dell’intestazione dei beni e delle attività economiche a Giovanni Giordano riconducibili alla ditta «Giordano Giovanni» con sede a Misilmeri (Palermo) e alla società «Le Due G Costruzioni srl» con sede a Lucca. Entrambe, stando ai giudici, erano solo formalmente amministrate da Giovanni Giordano e in realtà gestite e amministrate dal padre Antonino Giordano riconosciuto reale titolare anche se la Corte d’Appello ha riformato la sentenza di primo grado ritenendo non pienamente provato l’elemento soggettivo del reato. Per i giudici però è sufficiente l’elemento materiale del reato del trasferimento fraudolento dei beni per eludere le misure di prevenzione per dare seguito alla confisca dei beni in sequestro. L’Agenzia Nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata provvederà con urgenza ad ottemperare la decisione dei giudici di Corte d’Appello. —
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