Il parco dell’Orecchiella, lo Yosemite garfagnino regno dell’orso Gigiballa
Domani in edicola, in regalo con Il Tirreno, la nuova fotografia della collezione Protagonista la riserva naturale più ricca e affascinante del nostro territorio
Uno Yosemite in miniatura. Così molti visitatori definiscono il Parco dell'Orecchiella, la riserva naturale dello Stato che si trova in Alta Garfagnana e si estende nei territori di quattro comuni: San Romano, Piazza al Serchio, Villa Collemandina e Sillano. Un paragone azzardato? Forse, ma l'Orecchiella – comprendente l'omonima riserva oltre a quelle di Lamarossa e Pania di Corfino – non sfigura rispetto al celebre e immenso parco delle montagne californiane. Certamente non può competere per le dimensioni né per le gigantesche sequoie, le cascate mozzafiato o gli altissimi picchi di granito che fanno di Yosemite uno dei luoghi più visitati del mondo. Quanto alla bellezza e alla varietà del suo ambiente naturale, però, l'Orecchiella ha molto da far vedere. Compresi gli orsi. I nostri sono pochi, vivono in un recinto, all'interno del parco, e discendono dai tre esemplari che nel 1992 arrivarono dallo zoo di Livorno, poi chiuso: tra loro c'era il maschio Gigiballa, così conosciuto e amato che il cantautore livornese Bobo Rondelli gli dedicò una canzone. Gigiballa è morto all'Orecchiella nel 2007 a 33 anni, età ragguardevole per un orso bruno la cui vita media è tra i 20 e i 30.
Ha un senso la presenza di questi grandi mammiferi, seppure in cattività, nella riserva garfagnina. In tempi antichi, infatti, gli orsi bruni popolavano – allo stato brado - anche l'Appennino tosco-emiliano dove si trova il parco dell'Orecchiella, che entro il suo perimetro ha proprio il monte più alto della Toscana - il Prado, 2054 metri sul livello del mare – ed è dominato dall'imponente Pania di Corfino, regno delle aquile. Ed è l'ambiente tipico della montagna a caratterizzare il paesaggio con boschi di latifoglie, faggete, querce e conifere. Frutto, quest'ultimo, dei grossi interventi di risanamento – dopo anni di eccessivo sfruttamento per il pascolo e per la legna - effettuati a partire dal secondo dopoguerra dal Corpo Forestale dello Stato. Così pini, larici, abeti bianchi e rossi sono tornati a tinteggiare i monti con i loro colori, insieme con molte specie di arbusti importanti per la produzione di frutti e bacche di cui si cibano gli animali selvatici. L'intervento dello Stato ha permesso anche il ripopolamento della fauna, in particolare di cervi, caprioli e mufloni. Fra i mammiferi ci sono poi lepri, donnole, faine, puzzole, tassi e le rare martore, roditori come scoiattoli, ghiri, marmotte e moscardini. Grazie anche a questa grande varietà faunistica, dalla fine degli anni Ottanta del 1900 il lupo è tornato spontaneamente a popolare i boschi dell'Orecchiella. Altrettanto animato è il popolo dei volatili: si vedono ghiandaie, picchi, cinciallegre, ciuffolotti e altre specie tipiche delle foreste montane, ma anche rapaci notturni, tra i quali il raro gufo reale, l'allocco, la civetta, il gufo comune, e i rapaci diurni come la poiana, il gheppio e lo sparviero che spesso nidifica sulle conifere. E non è difficile veder volteggiare l'aquila reale nei suoi spostamenti da e verso il massiccio della Pania di Corfino. All'entrata della riserva c'è un centro visitatori con il caratteristico laghetto – fissato dall'obiettivo di Roberto Paglianti nella foto che Il Tirreno regala domani, mercoledì 20 novembre – e dal quale partono percorsi e sentieri per andare alla scoperta delle meraviglie del parco, dove non manca un orto botanico di montagna. —
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