Il Tirreno

Lucca

Il parco dell’Orecchiella, lo Yosemite garfagnino regno dell’orso Gigiballa

Paola Taddeucci
Il parco dell’Orecchiella, lo Yosemite garfagnino regno dell’orso Gigiballa

Domani in edicola, in regalo con Il Tirreno, la nuova fotografia della collezione Protagonista la riserva naturale più ricca e affascinante del nostro territorio

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Uno Yosemite in miniatura. Così molti visitatori definiscono il Parco dell'Orecchiella, la riserva naturale dello Stato che si trova in Alta Garfagnana e si estende nei territori di quattro comuni: San Romano, Piazza al Serchio, Villa Collemandina e Sillano. Un paragone azzardato? Forse, ma l'Orecchiella – comprendente l'omonima riserva oltre a quelle di Lamarossa e Pania di Corfino – non sfigura rispetto al celebre e immenso parco delle montagne californiane. Certamente non può competere per le dimensioni né per le gigantesche sequoie, le cascate mozzafiato o gli altissimi picchi di granito che fanno di Yosemite uno dei luoghi più visitati del mondo. Quanto alla bellezza e alla varietà del suo ambiente naturale, però, l'Orecchiella ha molto da far vedere. Compresi gli orsi. I nostri sono pochi, vivono in un recinto, all'interno del parco, e discendono dai tre esemplari che nel 1992 arrivarono dallo zoo di Livorno, poi chiuso: tra loro c'era il maschio Gigiballa, così conosciuto e amato che il cantautore livornese Bobo Rondelli gli dedicò una canzone. Gigiballa è morto all'Orecchiella nel 2007 a 33 anni, età ragguardevole per un orso bruno la cui vita media è tra i 20 e i 30.

Ha un senso la presenza di questi grandi mammiferi, seppure in cattività, nella riserva garfagnina. In tempi antichi, infatti, gli orsi bruni popolavano – allo stato brado - anche l'Appennino tosco-emiliano dove si trova il parco dell'Orecchiella, che entro il suo perimetro ha proprio il monte più alto della Toscana - il Prado, 2054 metri sul livello del mare – ed è dominato dall'imponente Pania di Corfino, regno delle aquile. Ed è l'ambiente tipico della montagna a caratterizzare il paesaggio con boschi di latifoglie, faggete, querce e conifere. Frutto, quest'ultimo, dei grossi interventi di risanamento – dopo anni di eccessivo sfruttamento per il pascolo e per la legna - effettuati a partire dal secondo dopoguerra dal Corpo Forestale dello Stato. Così pini, larici, abeti bianchi e rossi sono tornati a tinteggiare i monti con i loro colori, insieme con molte specie di arbusti importanti per la produzione di frutti e bacche di cui si cibano gli animali selvatici. L'intervento dello Stato ha permesso anche il ripopolamento della fauna, in particolare di cervi, caprioli e mufloni. Fra i mammiferi ci sono poi lepri, donnole, faine, puzzole, tassi e le rare martore, roditori come scoiattoli, ghiri, marmotte e moscardini. Grazie anche a questa grande varietà faunistica, dalla fine degli anni Ottanta del 1900 il lupo è tornato spontaneamente a popolare i boschi dell'Orecchiella. Altrettanto animato è il popolo dei volatili: si vedono ghiandaie, picchi, cinciallegre, ciuffolotti e altre specie tipiche delle foreste montane, ma anche rapaci notturni, tra i quali il raro gufo reale, l'allocco, la civetta, il gufo comune, e i rapaci diurni come la poiana, il gheppio e lo sparviero che spesso nidifica sulle conifere. E non è difficile veder volteggiare l'aquila reale nei suoi spostamenti da e verso il massiccio della Pania di Corfino. All'entrata della riserva c'è un centro visitatori con il caratteristico laghetto – fissato dall'obiettivo di Roberto Paglianti nella foto che Il Tirreno regala domani, mercoledì 20 novembre – e dal quale partono percorsi e sentieri per andare alla scoperta delle meraviglie del parco, dove non manca un orto botanico di montagna. —

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