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Lucca

a dieci anni dalla tragedia 

Ragazza morta per l’ecstasy Sei anni per lo spacciatore

N.N.
Ragazza morta per l’ecstasy Sei anni per lo spacciatore

La Corte di Cassazione conferma e rende definitiva la pena per Daniele Pavone accusato di aver venduto le pasticche che costarono la vita a Emma Pardi

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ALTOPASCIO. Erano le 8,30 del 25 gennaio 2009 quando, nella Mini Cooper parcheggiata fuori dal circolo «l’Impero», Emma Pardi, 22 anni, studentessa di Pieve Santo Stefano esalava l’ultimo respiro. A ucciderla, come venne stabilito dall’autopsia, furono tre pasticche di ecstasy, vendute a lei e al suo fidanzato da Daniele Abbate, 38 anni, di Prato, e da Daniele Pavone, 35 anni, di Genova.

Adesso sulla vicenda si è espressa la Corte di Cassazione, che ha reso definitiva la condanna nei confronti di Pavone.

In primo grado, nel 2012, i due erano stati condannati a 10 anni e mezzo di reclusione, sommando la pena prevista per lo spaccio (6 anni e mezzo), ai 4 mesi inflitti per il reato di morte come conseguenza di altro delitto. Un secondo capo di imputazione che – per la prescrizione intervenuta nel frattempo – fu cancellato in appello. Quindi le pene inflitte ai due furono ridotte: 4 anni per il pratese Abbate, sei anni per il genovese Pavone.

Quest’ultimo, attraverso il suo legale, aveva presentato un ulteriore ricorso alla Corte di Cassazione, sostenendo da un lato la mancata applicazione, da parte del giudice di appello, della legge che prevede pene più lievi quando in caso di cessione di minima quantità di stupefacente; dall’altro contestando l’attendibilità dei testimoni che portarono alla sua condanna.

Ma la Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso presentato da Pavone, confermando la condanna a sei anni, che a questo punto diventa definitiva, e, al tempo stesso, condannandolo al pagamento delle spese processuali e di 2mila euro in favore della Cassa delle ammende. —

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