Il Tirreno

Lucca

Folla per l’incontro con Recalcati in San Francesco

Folla per l’incontro con Recalcati in San Francesco

Lo psicanalista ha incantato la platea accorsa per le “Conversazioni”

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LUCCA. Il vuoto di cultura genera morte. Perché la cultura è un cuore che batte, è eccitante, viva. Ed è l'unico mezzo per abbattere muri, paure, chiusure e rigidi confini. Come? Attraverso i libri, di cui abbiamo bisogno come l'aria che respiriamo. Un inno al sapere quello di Massimo Recalcati, protagonista della lectio magitralis organizzata venerdì 15 novembre dalla Fondazione Cassa di Risparmio nell'ambito delle “Conversazioni in San Francesco”, dedicate quest'anno al tema “Conquiste. Rivoluzioni oltre i muri”.

Il celebre psicanalista milanese di scuola lacaniana, docente universitario, clinico e autore di numerosi saggi, era già stato ospite negli anni scorsi a Lucca per due conferenze. Lo ha ricordato in apertura della sua lezione, facendo una promessa: «È la terza volta che vengo nella vostra splendida città, la prossima le voglio dedicare più tempo». Quello di venerdì, infatti, è stato per lui un veloce passaggio a Lucca in quanto sabato 16 novembre era atteso fin dalla mattina al Book City di Milano per varie iniziative, tra cui la presentazione del suo nuovo libro.

I precedenti, tuttavia, non hanno frenato il pubblico lucchese che è accorso numerosissimo al nuovo appuntamento, riempiendo la chiesa di San Francesco e ascoltando per circa due ore, senza mai interrompere, un intervento pieno di concetti e riflessioni importanti. Molti dei quali già espressi in passato dallo psicanalista - anche grazie alle sue tante attività divulgative, comprese le trasmissioni in tv -, ma sempre attuali e potenti. Recalcati ci invita, infatti, a pensare a noi stessi e al nostro tempo. A ciò che siamo diventati: un'umanità iperconnessa e iperattiva che ha trasformato nella follia del muro la sua naturale necessità di sicurezza e di identità.

«È un confine che appartiene alla specie umana - dice –, ma deve essere poroso, luogo di transito, deve consentire lo scambio. Non erigere fili spinati. L'esigenza di protezione non deve prevalere, come accade oggi, sull'esigenza della vita, che paradossalmente si ammala per difendere se stessa». L'antidoto di massa contro la tentazione del muro si trova nella scuola, unico luogo che tende ad aprire, a contrastare l'illusione del monolinguismo - un solo popolo, una sola razza – e costringe a stare insieme, a tradurre la lingua dell'altro. E lo strumento sono i libri. La grande lezione del libro, per Recalcati, è la lezione della bellezza dell'apertura: «Ogni libro non è un muro, ma un mare e come il mare ogni libro è sempre aperto. Mentre apre a mondi impensati, inauditi, non ancora visti, non ancora conosciuti, apre anche la testa del lettore, lo aiuta a rinunciare alla tentazione folle del muro». Un ruolo chiave è di chi – insegnante, maestro, intellettuale – riesce a fare del libro di cui parla un corpo erotico, trasformando colui che ascolta – allievo, studenti, spettatore – in amante: significa che quest'ultimo ha desiderio di sapere e se c'è tale desiderio c'è la vita.

Il prossimo appuntamento con le “Conversazioni in San Francesco” sarà sabato 23 novembre alle 21, sempre nella chiesa di piazza San Francesco, con la giornalista-scrittrice Benedetta Tobagi. Al centro dell'incontro il suo libro sul processo per la strage di piazza Fontana, avvenuta a Milano il 12 dicembre 1969. Con lei Paolo e Matteo Dendena, figlio e nipote di Pietro, una delle 17 vittime.

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