Il Tirreno

Lucca

Oasi del Bottaccio, un viaggio nel passato dell’ex lago di Bientina

Paola Taddeucci
Oasi del Bottaccio, un viaggio nel passato dell’ex lago di Bientina

In regalo domani la quinta fotografia d’autore scattata da Roberto Paglianti che racconta i colori dell’area gestita dal Wwf a Castelvecchio di Compito

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Il suo simbolo è la raganella, piccolo anfibio di tre-quattro centimetri dal dorso verde brillante e la pancia bianca. L'animaletto vi ha trovato l'habitat ideale insieme con tante "sorelle" rane, tra cui l'elegante dalmatina, e altri "cugini" anfibi assai più grandi e rari come i tritoni crestato e punteggiato. Siamo nell'Oasi del Bottaccio, protagonista della foto in regalo domani, giovedì 14 novembre con Il Tirreno per “Il respiro della Lucchesia”. Regno dei vertebrati dalla doppia vita – in acqua e in terra -, ma anche di roditori dormiglioni come il ghiro e il marmicolo, di tassi, donnole, volpi, istrici, olltreché di rare farfalle e di tanti uccelli che amano cibarsi tra i canneti e gli attigui canali. Da quelle parti, per esempio, transitano spesso gli aironi, dai cenerini ai rossi fino ai tarabusi, che la sera amano fermarsi tra le piante di salice nel vicino Lago della Gherardesca, altra immagine del “Respiro della Lucchesia” e data in omaggio l'8 novembre.

Ma si sono viste anche le cicogne bianche, inconfondibili e bellissime con le loro candide piume: dove ci sono loro, è segno di buona salute e qualità dell'ambiente. Non a caso si chiama Oasi, una delle 130 gestite dal Wwf sul territorio italiano: venti ettari di bosco e zona umida, a testimonianza di quello che una volta era il paesaggio delle pianure interne della Toscana.

Area protetta dal 1993, nei secoli l'intervento dell'uomo ha sicuramente ridotto la ricchezza di specie animali e vegetali che la caratterizzavano, ma è riuscita a mantenere forti connotati naturali. Visitarla è come fare un viaggio nel tempo, quando il territorio era disseminato di ambienti palustri e semipalustri, anticamera di fitti boschi e sottoboschi popolati solo da animali.

L’Oasi, che si trova a Castelvecchio di Compito nel Comune di Capannori, costituisce infatti uno degli ultimi lembi residui dei boschi planiziali (cioè di pianura) che circondavano l'ex lago di Bientina. Il grande specchio d'acqua fu il più esteso in Toscana e venne prosciugato alla metà del 1800 per bonificare l'area paludosa e recuperare terreni all'agricoltura. Ne rimane testimone il padule di Bientina, ampia pianura umida tra i Monti Pisani e le Colline delle Cerbaie, al confine tra le province di Pisa e Firenze, nella quale è compresa l'Oasi, il cui nome deriva dai bottacci, bacini di bonifica creati per raccogliere le acque. A caratterizzare il paesaggio un variegato mosaico composto di boschi, prati allagati, canneti e "chiari", cioè spazi d'acqua liberi da vegetazione. Signore del bosco è l'imponente ontano nero, il cui legno oggi non viene più usato, ma per lungo tempo è servito a calzare l'intera Europa e, grazie alla capacità di non marcire in acqua, ad edificare città su terreni acquitrinosi come Venezia, Bruges e Amsterdam. Con gli ontani ci sono poi querce, pioppi, sambuchi, aceri, salici, mentre tra le piccole piante è presente il raro arisaro codato, dei cui rizomi è ghiotto l'istrice. Dove l’acqua permane più a lungo il bosco lascia il posto alle alte erbe palustri, che concorrono alla gradevolezza del paesaggio e alla diversificazione ambientale. L'Oasi, aperta la domenica da febbraio a maggio (su prenotazione negli altri giorni della settimana), è dotata di passerelle sopraelevate per la visita della zona umida, di capanni di osservazione dedicati all'avvistamento degli uccelli e situati al limite dei “chiari” e di un "percorso natura" dentro il bosco. —

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di Redazione web