Il lutto
I colori magici di Isola Santa Il borgo sotto le Apuane che ha vissuto due volte
Domani in regalo con il Tirreno la foto del lago artificiale realizzato nel 1949 che quasi cancellò un paese. In edicola ci sarà anche il raccoglitore
Il colore dell'acqua che passa dal blu allo smeraldo, gli alberi che vi si specchiano, il profumo del legno che brucia nei camini. Se alzi gli occhi, vedi le Apuane. Se vuoi tornare indietro nel tempo, immagini un vecchio mulino, alcune case e un ponte sul fondo del lago. Se ami la natura e il silenzio, è questo il posto: Isola Santa, una manciata di abitazioni e una chiesa che si affacciano sull'acqua lungo la strada dalla Garfagnana alla Versilia. Nel territorio comunale di Careggine e a circa 500 metri sul livello del mare, il piccolissimo borgo ha un fascino così speciale da essere uno dei più fotografati d'Italia.
A circondarlo di un'aura magica non è soltanto lo spettacolo della natura, qui in una delle sue vesti migliori, ma anche la storia, antichissima e negli anni più recenti molto sofferta, che lo ha reso quasi fiabesco. Immortale, nonostante tutto abbia remato contro la sua sopravvivenza. Per il villaggio, abitato fin dalla preistoria e durante il Medioevo importante punto di sosta e di ricovero sulle impervie strade di valico, l'ora X scattò nel 1949. Erano gli anni della ricostruzione e nell'Alta Garfagnana l'Enel aveva cominciato a sfruttare la grande risorsa di cui quella terra è ricca: l'acqua. Nel 1947 era iniziata la costruzione della diga di Vagli, che comportò la cancellazione di Fabbriche di Careggine dall'anagrafe della terra: la chiesa, i vicoli, i ponticelli e gli oltre trenta edifici del paese vennero sommersi, mentre i 146 abitanti furono trasferiti a Vagli, poco distante.
Due anni dopo toccò a Isola Santa, che venne in parte risparmiato: il lago artificiale nato per sfruttare il torrente Turrite Secca ne sommerse alcune case, un ponte e un mulino. Ma per le terre all'asciutto non andò meglio perché, a causa delle grandi escursioni giornaliere d'acqua necessarie alla diga, tutto il borgo iniziò ad avere problemi di stabilità. Solo alla fine degli anni Sessanta l'Enel trovò una soluzione definitiva, ma ormai le case erano seriamente danneggiate e la maggior parte degli abitanti, via via, le abbandonarono. I pochi rimasti andarono a vivere in nuove abitazioni costruite nelle vicinanze e ottenute dopo sollecitazioni e manifestazioni di protesta. Isola Santa diventò un paese fantasma.
Ma non era morto. Anche se dai camini non si levavano più il fumo e il profumo della legna, tra i viottoli in pietra non camminava più nessuno e le campane della chiesa stavano perennemente in silenzio, l'anima del villaggio resisteva. Insieme con le acque blu-smeraldo del lago, le montagne sovrastanti, i resti dell'antico villaggio a sonnecchiare sul fondo. L'alba del nuovo millennio fu per il paese una nuova ora X, ma questa volta significava risveglio. Negli anni a seguire la chiesetta – intitolata a San Jacopo e citata per la prima volta nel 1260 – venne messa in sicurezza con finanziamenti pubblici, mentre alcuni edifici furono restaurati da privati che ne fecero un ristorante e un residence turistico. Le associazioni dei pescatori, insieme con la Provincia, si dettero da fare per ripopolare di trote fario le acque del lago, oggi meta di numerosi appassionati. È storia recentissima, poi, la sistemazione della piazzetta e l'illuminazione della chiesa. Ma la totale rinascita arriverà con il progetto di recupero legato allo stanziamento statale di circa due milioni di euro che il Comune di Careggine ha ottenuto nel 2018 con il Decreto Bellezza. E Isola Santa continuerà ad essere immortale. —
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