Il Tirreno

Lucca

Sanità 

«Ecco come affronteremo le sfide dei prossimi 10 anni»

Gianni Parrini
«Ecco come affronteremo le sfide dei prossimi 10 anni»

Parla Francesco Bellomo, un lucchese nella stanza di comando dell’Asl nord ovest «Non avremo i medici di cui abbiamo bisogno perciò l’aiuto dei privati è strategico»

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LUCCA. Si definisce un “retologo” perché è stato tra i primi a scorgere i vantaggi di un approccio olistico, in cui il tutto è maggiore della somma delle parti e il fare sistema permette di ottimizzare risorse, diffondere servizi e valorizzare le competenze di ciascuno. Anche per questo Francesco Bellomo è entrato nella stanza dei bottoni dell’“aslona”, quella che va da Livorno a Massa, inglobando Pisa, Livorno, Viareggio e ovviamente Lucca. Capo dello staff del direttore sanitario, in pratica il più stretto collaboratore di Lorenzo Roti (anch’egli vecchia conoscenza di Lucca), numero 2 dell’Asl nord ovest: «Il mio ruolo – spiega – consiste nell’attività di monitoraggio dell’esistente in vista della programmazione del futuro: dai livelli di appropriatezza delle cure al sistema di partecipazione dei cittadini, passando per l’analisi dei bisogni della farmaceutica, l’uso delle risorse, il governo delle prestazioni ambulatoriali che poi si collegano alle liste d’attesa di cui oggi tanto si parla. In più sono responsabile di area vasta per le reti cliniche tempo dipendenti (ictus ed emergenza cardiologia) e responsabile regionale della rete ictus». Un impegno a 360 gradi e piuttosto eterogeneo che l’ex medico sportivo della Pistoia Kleenex («Erano i tempi della serie A1, con Carrara presidente e Joe Bryant – padre di Kobe – in campo») affronta con le spalle larghe che si è fatto attraverso una lunga trafila nella sanità pubblica: «Ho iniziato nell’allora Usl di Montecatini, la città in cui sono nato, con una specializzazione in Igiene e sanità pubblica, mentre a Lucca sono arrivato nel 2000 come direttore sanitario. Nel 2002 sono andato a dirigere l’Asl di Prato ci sono stato 10 anni. Sotto le Mura sono tornato nel momento in cui c’era da coordinare il trasferimento dal Campo di Marte al San Luca». Per questi motivi Bellomo, 61 anni, conosce bene vizi e virtù del nuovo presidio ospedaliero, che ancora non è entrato nel cuore dei lucchesi: «Come abbiamo fatto a portare tutto quello che era al Campo di Marte a San Filippo? Come quando si cambia casa – spiega – Abbiamo approfittato dell’occasione per fare un po’ di pulizia. Il San Luca non è amato? In molti continuano a vedere gli ospedali come strutture e quindi in termini di volumi, spazi e superfici. È un errore, vanno considerati come funzioni e quindi bisogna valutare la presenza di macchinari tecnologici per la diagnostica e la chirurgia, di percorsi razionali e rapidi per l’accesso alle cure, di spazi ottimizzati per le esigenze di operatori e pazienti. Da questo punto di vista il San Luca è un ospedale moderno. Quello del funzionamento è un altro discorso: il monoblocco di San Filippo è come una macchina nuova, con caratteristiche diverse da quella precedente e bisogna imparare a guidarla. È partito nel 2014 e sta progressivamente migliorando le sue performance. Se qualcuno c’ha passato qualche giorno ricoverato sa che rispetto al Campo di Marte il salto di qualità è notevole».

Ma i lucchesi se ne lamentano: piccolo, pochi posti letto, Pronto soccorso sempre ingolfato e mettiamoci pure la storia dei sabotaggi (pane ammuffito e mela col profilattico). Bellomo sposta il focus della discussione sulle aspettative della gente: «Il San Luca è un ospedale per intensità di cura – spiega – significa che qui si viene solo per le acuzie: emergenze o interventi e in questo è performante. Il resto è in carico alle strutture territoriali, ad esempio le “cure intermedie” che in questa zona sono presenti ma non è così ovunque. L’idea di tornare ai vecchi ospitali è improponibile: oggi sarebbero ingestibili. La chiave per far funzionare il sistema è l’utilizzo dei servizi in forma integrata: ospedale e territorio insieme. Da parte nostra c’è molto da fare ma occorre anche chiedersi se i cittadini hanno percepito questo cambiamento, se sono stati informati e se hanno imparato a utilizzare i nuovi servizi in modo adeguato. Su questo le aziende dovrebbero fare di più. Qui a Lucca ci si sta muovendo con il Comitato di partecipazione in cui ci sono molte associazioni. Ma dobbiamo preparaci ad affrontare le sfide del prossimo decennio, tenendo conto che la popolazione invecchia e che i medici di cui avremo bisogno non li avremo per un semplice motivo: non ci sono. Pertanto, per superare questo scoglio il confronto con i cittadini e la corretta informazione sono determinanti, così come il sostegno del privato che io considero strategico. Questo non significa rinunciare alla sanità pubblica: un sistema sostenuto dalla fiscalità generale che con risorse limitate garantisce prestazioni di alto livello a tutti i cittadini, dalla nascita sino alla morte, è una ricchezza straordinaria – conclude Bellomo – di cui non possiamo fare a meno. Ma per andare avanti ci sarà bisogno dell’aiuto del privato accreditato». —
 

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