Il Tirreno

Lucca

IL DRAMMA DI TEREGLIO 

«Vicino a quel cuscino la mamma presto sarebbe resuscitata»

L.T.
«Vicino a quel cuscino la mamma presto sarebbe resuscitata»

Dichiarazioni choc al giudice della figlia di Gisella Camilli  rinviata a giudizio per truffa e occultamento di cadavere 

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TEREGLIO. «Perché avrei dovuto denunciare la morte di mamma? L’avevo sistemata vicino ad un punto di energia, un cuscino con una frase sacra. Stando in quella posizione speravo potesse resuscitare». Una frase che rappresenta bene lo stato di alterazione mentale di Daniela Giampaoli, 56 anni, nullafacente, la figlia di Gisella Camilli, 83 anni. Il cadavere mummificato dell’anziana venne scoperto nella camera da letto della casa in cui le due donne vivevano a 90-120 giorni di distanza dal decesso dell’ottantenne.

Quei concetti sono stati espressi da Daniela Giampaoli al giudice dell’udienza preliminare Simone Silvestri che ha rinviato a giudizio la donna per occultamento di cadavere e truffa ai danni dell’Inps. Sia il pubblico ministero d’udienza Aldo Ingangi che il legale dell’indagata hanno chiesto una perizia psichiatrica nei confronti dell’imputata per chiarire il grado di capacità d’intendere e volere e quindi di stare in giudizio. Ma il gup - proprio in considerazione delle parole della donna, della sua ferma idea religiosa e della sua fede incrollabile verso la resurrezione della carne - ha deciso che non vi fosse la necessità di nominare consulenti e periti e ha disposto il rinvio al dibattimento fissato ad aprile.

LE ACCUSE

La macabra scoperta era avvenuta a fine marzo scorso. Da settimane alcuni parenti provavano a mettersi in contatto con le due donne che abitavano nella casa colonica in Val Fegana affacciata sulla via Ducale nel tratto che da Fornoli conduce a Tereglio. E alla fine aveva deciso di rivolgersi ai carabinieri. I militari erano entrati nella casa trovando il cadavere mummificato dell’anziana in camera da letto. Braccia conserte, coperta da un lenzuolo e in avanzato grado di decomposizione. Al di là dell’odore nauseabondo, il disordine in quella casa regnava sovrano e le condizioni igienico sanitarie non erano delle migliori. Per tirare avanti Daniela Giampaoli, che viveva in uno stato d’indigenza, realizzava alcuni talismani che cercava di vendere. Con la morte della madre, da tempo gravemente ammalata e deceduta per cause naturali, la figlia aveva deciso di non denunciare la scomparsa e per alcuni mesi aveva riscosso la pensione visto che era munita di delega e che quella era l’unica fonte certa di reddito. —

L.T.

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