Sicurezza
Un secolo da raccontare: per Dante Unti sono cento candeline
Il sarto di Rughi è il titolo del libro dedicato alla sua vita compresa la prigionia in un campo di prigionia tedesco
PORCARI. A febbraio ha festeggiato i 70 anni di matrimonio con Angela, la sua dolce metà. E ieri c’è stata una nuova occasione (e che occasione) per festeggiare Dante Unti, quella dei suoi 100 anni.
Festeggia infatti il secolo queto un “monumento” di longevità, umanità e forza di volontà, con cui ha superato anche la prigionia tedesca durante la seconda guerra mondiale. Nel 1939 Dante, che nel suo paese era molto conosciuto per il suo lavoro di sarto, partì per la Jugoslavia e dopo l’8 settembre fu internato a Stablack, nell’allora Prussia orientale. Dante riuscì a sopravvivere e poi a tornare a casa (l’anziano ha raccontato la sua esperienza di guerra in un libro e in diverse scuole), dove ad attenderlo ha trovato Angela, la donna che dopo qualche mese sarebbe diventata sua moglie.
Dante ha fatto parte dei contingenti che si ribellarono anche militarmente ai tedeschi tra l’otto e il dodici settembre 1943 a Dubrovnik, sulla costa dalmata, dove fu fatto prigioniero. Da lì inizia il loro calvario fatto di stenti, soprusi, fame, gelo, bombardamenti, uomini che diventano numeri. Dante però riesce a sopravvivere e a tornare a casa. La sua storia è stata raccontata anche in un libro, “Il sarto di Rughi”, dalla frazione di Porcari in cui ha sempre vissuto e lavorato.
La sua vicenda ha avuto anche una risonanza nazionale, e proprio questa improvvisa notorietà gli ha permesso di incontrare un altro lucchese, che aveva subito gli stessi travagli, ossia Davide Massei. I due si ritrovarono solo “80 anni dopo”, come recita anche il titolo del film documento nato da un’idea di Roberta Massei (figlia di Davide) e diretto da Roberto Carli. Una testimonianza degli atroci crimini del nazifascismo.
Dante, sempre vispo e lucido, non ha mai rinunciato ai giretti in auto in paese, rinnovando a 96 anni la patente di guida. Il centenario è stato festeggiato con i familiari e i suoi cari. Tra i messaggi anche quelli della nipote Gabriella Giusfredi, presidente del Ccn di Segromigno: «E sono 100 anni di una vita vissuta con onestà, serenità e coraggio». —
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