La protesta
Aironi, cormorani, verzellini Tremila “ospiti” alla Gherardesca
Il lago nel padule di Bientina è il soggetto della foto che sarà in regalo domani con il Tirreno
Un tronco sinuoso appoggiato sui sassi, gli alberi e le collinette a incorniciare l'acqua, la luce del tramonto che colora le nuvole. Non è difficile immaginare l'affascinante spettacolo della natura che va in scena tutto l'anno nel lago della Gherardesca prima e dopo il crepuscolo, colto dall'obiettivo di Roberto Paglianti nella foto in regalo con Il Tirreno nella giornata di domani, venerdì 8 novembre.
L'area, circa trenta ettari nel padule di Bientina in territorio capannorese, è infatti una delle più amate dagli uccelli acquatici che, grazie ai frequenti allagamenti, la scelgono per svernare o sulla via delle migrazioni in primavera.
La sera vede protagonisti gli aironi, i più slanciati ed eleganti tra gli oltre tremila uccelli che vi vivono abitualmente. Ci sono quelli bianchi maggiori, i guardabuoi, i cenerini, le garzette: circa trecento esemplari che al crepuscolo, dopo una giornata di caccia, tornano tra i rami di alcune piante di salice, sulle rive del lago, dove hanno preso dimora. In passato con loro si sono visti altri due aironi più rari: il tarabuso, vero signore delle paludi per la capacità di mimetizzarsi tra i canneti grazie al piumaggio screziato, e la sgarza ciuffetto, dalla cresta argentata che scende dal capo fino al collo e somiglia a lunghi capelli bianchi, dando curiosamente all'animale l'aspetto di un vecchio saggio. Fanno presenza fissa, invece, diversi gruppi di cormorani, campioni di pesca subacquea che amano nidificare insieme con gli ardeidi (così è chiamata la famiglia degli aironi) e dividere con loro la quiete notturna.
E prima del tramonto? Intorno e sopra allo specchio d'acqua passa un mondo pieno di colori, di vita e di attività. Quello delle anatre, per cominciare. Il lago è popolato da tanti volatili di questa grande famiglia, che là hanno trovato un habitat ideale. I più numerosi sono i germani reali, l'anatra per eccellenza per il tipico “quack quack” emesso soprattutto dalle femmine. Seguono gli svassi, le alzavole, i tuffetti, le marzaiole; e poi gli inconfondibili mestoloni con il becco a mestola, i fischioni che, appunto, fischiano, i moriglioni dalle caratteristiche strisce grigie sulle ali.
Non mancano anatre meno comuni, come l'elegante codone dal collo lungo, la canapiglia dai delicati colori, i fistioni dal becco color sangue, la moretta con la cresta viola, la moretta tabaccata detta anche rossina. Abituali frequentatori sono poi folaghe, gallinelle, pavoncelle e beccaccini. Qualche volta è stato avvistato il martin pescatore, bellissimo con le piume blu e verde smeraldo. E che spettacolo i piccoli e teneri passeriformi, alcuni dai nomignoli curiosi come verzellino, lucherino e pendolino. Quest'ultimo si chiama così perché costruisce il nido appeso a un ramo; ad ogni soffio di vento il suo rifugio penzola, ma non cade mai essendo fatto ingegnosamente di lanugine, presa dai fiori di pioppo, di ontano o di salice, mischiata a fuscelletti. Una leggenda popolare attribuisce al nido il potere di tener lontani i fulmini, per cui si narra che nessun umano si azzardi a distruggerlo, una volta vuoto.
Ma nella zona del lago si son fatti vedere, seppure di rado, anche volatili più grossi, come le gru, le cicogne e alcuni rapaci, tra cui l'albanella reale, la poiana calzata, il gufo e il falco di palude.
Questo paradiso della natura, di proprietà privata ma visitabile, si trova a Castelvecchio di Compito in una zona di protezione lungo le rotte di migrazione dell'avifauna, dove vige il divieto di caccia. —
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