Sicurezza
Incursioni dell’arte di oggi nell’antico È l’effetto “magia” di Lucca Comics
Dylan Dog e la cattedrale, Terminator e piazza San Michele Ficacci: «Ricordo i cosplayer in San Martino. Fu bellissimo»
I colori delle tavole di Dylan Dog e i soffitti cinquecenteschi dell’oratorio di San Giuseppe, nel complesso museale della cattedrale. I pannelli del festival del fumetto nella chiesa di San Giovanni: un gioiello, spesso sede di concerti che in fondo, nell’abside, sfoggia gli scavi da cui emergono alcuni tratti della prima costruzione dell’edificio di culto. Anche la scultura stilizzata e metallica del Terminator della Warner che si staglia sul sagrato di San Michele; o i cosplayer che hanno trasformato il giardino seicentesco di Palazzo Pfanner in un set fotografico. O le stesse Mura: il maggior monumento lucchese, l’imponente cinta cinquecentesca, “contaminata” anche questa dai cosplayer.
Il comune denominatore di questi “quadri lucchesi” (ma ce ne sarebbero molti altri) è proprio il senso di contaminazione di arti e culture che Lucca Comics & Games porta con sé. E, probabilmente, è anche uno degli elementi che contribuisce all’effetto “magico” della manifestazione nella sua interezza. Magica, appunto, perché camminando, il visitatore attraversa i secoli e quindi la storia, perché si trova immerso in un mondo in cui l’oro antico dei cassettoni dei soffitti si sovrappone e a tratti si mescola ai colori sfavillanti delle “strisce” e dei costumi dei cosplayer, in spazi in cui oggi si parla di fumetti e domani si dice messa. E il bello è che tutta questa “stranezza” appare la cosa più naturale che c’è. Incursioni insomma, del nuovo nell’antico: il risultato poi, è una convivenza poetica. E pop.
Non è una novità di quest’anno, è vero: ma l’idea che Lucca Comics nel tempo abbia permeato il centro storico fino a ramificarsi quasi ovunque, ha esaltato l’effetto contaminazione.
Come ricorda bene Luigi Ficacci, ex soprintendente di Lucca, oggi direttore dell’istituto superiore per la conservazione e il restauro di Roma. «Il mio ricordo di Lucca Comics durante il mio ultimo anno da soprintendente - ricostruisce - è in piazza San Martino, dove si trovava il padiglione della Marvel. si presentava la graphic novel su Caravaggio di Milo Manara: la piazza era piena di persone vestite da supereroi. Monsignor Giannotti spalancò il portale di San Martino e i visitatori in costume entrarono in chiesa. Una festa straordinaria: quell’immaginazione romanica che sta sulla facciata della cattedrale di San Martino e l’esuberanza dei colori dei costumi davano un effetto bellissimo. La gente vestita in abiti coloratissimi finiva con l’esaltare lo stile romanico della cattedrale. Nei giorni dei Comics, Lucca è straordinaria, diventa la scena per comportamenti immaginari. Ognuno si trasforma in supereroe: funziona benissimo e non è una mascherata».
Anche un’autorità della storia dell’arte e della cultura come Salvatore Settis, docente della Scuola Normale superiore, nel suo ultimo libro, un manuale di storia dell’arte per i licei dal titolo “Arte. una storia naturale e civile”, si sofferma sulla nascita del fumetto e sulla sua evoluzione. Una ricostruzione che parte da molto lontano, da varie rappresentazioni di Annunciazione in cui le parole dell’Angelo e della Madonna vengono trascritte sul quadro come se uscissero dalle loro bocche. «Perfino nell’arte greca la “voce” dei personaggi viene scritta a mezz’aria davanti alla loro bocca, come in un’anfora dove un giovane partecipante al simposio suona la lira cantando un poema di cui gli escono dalla bocca le prime parole, con scrittura retrograda che segue il profilo della testa», spiega il professor Settis nel libro.
«Ma solo il nostro tempo - aggiunge - ha sviluppato il nuovo genere letterario della graphic novel, basato sulla forma popolare del fumetto». —
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