Italia
La Casa di Carta “lucchese”, due ore di fila per fare il colpo
Successo per il padiglione esperienziale della serie spagnola in piazza Anfiteatro Invece di Tokyo e Nairobi si incontrano Carraia e Prato ma ci si diverte lo stesso
LUCCA. Ci sono le maschere di Dalì, le tute rosse e le pistole. E poi la tenuta nelle campagne di Toledo, il caveau di un istituto da svaligiare e perfino lui, “il professore”, che attraverso un video messaggio illustra il piano per svaligiare “la banca centrale di Lucca”. Siamo nella versione Comics della Casa di carta, serie spagnola targata Netflix dall’enorme successo di pubblico. Anche nella città dell’arborato cerchio La Casa de papel conferma la sua fama: oltre due ore di fila per entrare nel padiglione esperienziale creato in piazza Anfiteatro. I lavori hanno richiesto più tempo del previsto tanto che nel giorno di apertura dei Comics l’experience non era ancora fruibile. Ma probabilmente ne è valsa la pena: in un giorno e mezzo quasi 3mila persone si erano messe in fila per fare il colpo. Ma di cosa si tratta? Di una escape room tematica: si entra a gruppi di trenta e si viene “briffati” sulle cose da fare da un gruppo di attori che impersonano i membri della banda. In pratica, ci sono due stanze da attraversare cercando gli indizi necessari a far funzionare un laser che apre il caveau della banca. Un’esperienza divertente: per una decina di minuti ci si trova a vestire i panni di un membro della banda, di cui ovviamente bisogna seguire le regole: niente rapporti interpersonali e nomi presi da quelli di qualche città. Ed è qui uno degli aspetti divertenti dell’esperienza: se nella serie risuonano gli pseudonimi di Tokyo, Nairobi e Mosca, nella versione lucchese della casa si sentono appellativi più caserecci. «Tu come ti chiami ragazzo?», chiede un attore a un visitatore della experience: “Carraia”, risponde quest’ultimo, suscitando subito uno scoppio di ilarità tra i presenti. Ma ci sono anche Pisa, Prato e Fucecchio, tanto per non far mancare niente alla Toscana dei campanili.
Una volta illustrato il piano, gli attori consegnano ai presenti delle cuffie da indossare per tenersi in contatto tra loro e soprattutto per ascoltare le direttive del capo. Nella prima stanza in cui si entra ci sono una serie di vecchi cellulari posati su una mezza dozzina di tavoli. Bisogna smontarli e cercare al loro interno dei codici necessari per passare nella seconda stanza. Pochi minuti a disposizione, con la voce del capo che detta i ritmi e dà suggerimenti ai presenti, mentre alcuni attori tengono la parte e cercano di creare un clima da corsa contro il tempo. Trovati gli indizi, si procede allo step successivo dove il tema è più o meno lo stesso: numeri da trovare e cavi da collegare nel giusto ordine per mettere in funzione un laser capace di aprire il caveau della banca di Lucca. Risolto l’enigma partono una serie di luci a led che simulano il lavoro del laser. Alla fine gli attori si posizionano attorno al caveau e lo aprono: si arriva così in una stanza, ben ricreata, in cui ci sono lingotti doro e decine di banconote (fatte ad hoc con il logo della serie) su cui a turno i visitatori possono sdraiarsi per il selfie di rito. Nel frattempo le tute rosse si mettono a cantare “Bella ciao” coinvolgendo il resto del gruppo.
L’experience è finita: se ne esce con una sacca a marchio Netflix sotto braccio e una manciata di banconote ricordo, la nostra parte del bottino. Con discrezione e senza dare troppo nell’occhio, in attesa della prossima avventura e della prossima stagione della Casa. —
G.P.
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