Sicurezza
GLI ATTACCHI SGUAIATI A CHI È DIVENTATO GRANDE
Crescere non è sinonimo di diventare grandi. Si possono aggiungere anni alla propria carta di identità senza per questo maturare, essere in grado di dire la propria, creare qualcosa di nuovo. Lucca Comics è riuscita a tenere insieme le due cose. Negli anni è cresciuta, qualunque sia il numero che si vuole considerare: visitatori, espositori, giro d’affari. Ma è anche diventata grande, nel senso di sapersi proporre come produttore di cultura, polo di creazione di contenuti.
Questa, sia detto per inciso, è la risposta migliore a chi ritiene che i Comics siano soltanto un evento commerciale, un luogo che serve per fare soldi e far fare soldi (alle multinazionali, agli espositori, ai negozianti e così via). Che poi, a studiare un po’ di storia recente, non è mai stato così: le prime edizioni del Salone avevano sì il mitologico pallone da tennis in piazza Napoleone, ma in contemporanea proponevano incontri di alto livello al teatro del Giglio. Questo il festival, pur nell’alternarsi a volte traumatico delle persone nella cabina di comando, ha continuato a fare, estendendo i suoi interessi alle varie forme dell’espressione contemporanea: fumetti, giochi, videogiochi, film, serie televisive.
Una dimostrazione indiretta del ruolo di promozione culturale dei Comics è data dagli attacchi che sono arrivati negli ultimi mesi e settimane nei confronti di parti del programma. Ne citiamo un paio - probabilmente i più eclatanti. Il primo è quanto avvenuto anche nella commissione partecipate del Comune con il centrodestra critico sulla messa in scena di “Cinzia” di Leo Ortolani (uno dei maggiori fumettisti italiani), accusato di propagandare le teorie gender. Il secondo è l’attacco sguaiato della Lega nei confronti dell’iniziativa della Diocesi - inserita nel programma dei Comics - di dare spazio al racconto per immagini del dramma dell’immigrazione, anche con l’installazione delle coperte termiche utilizzate proprio per riscaldare i migranti sui portali di San Martino e San Cristoforo. Cannoneggiamenti di questo tipo arrivano quando si prendono posizioni nette, precise. Posizioni sociali, nel senso di immaginarsi una società inclusiva. Un luogo che sia in grado di abbracciare ogni diversità, così come si abbracciano l’umana e l’androide nel manifesto di questa edizione disegnato da Barbara Baldi. Posizioni politiche, se si vuole. Nel senso più ampio del termine, che non è quello di appartenenza a un partito o a uno schieramento, ma di scelte che incidono sulla vita delle persone e sui loro rapporti reciproci e con il potere. Una delle frasi più belle che descrivono il senso profondo di Lucca Comics descrive il festival come “il luogo dove nessuno si deve sentire fuori posto”. È l’eredità che chiunque guidi l’organizzazione e il Comune ha il compito di consegnare a chi verrà dopo. E la migliore garanzia è garantire l’autonomia sulle scelte artistiche e strategiche, buttando a mare la strisciante voglia di Minculpop che sta prendendo piede. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google