Il Tirreno

Lucca

IL DISAGIO GIOVANILE 

Rapina ed estorsione, tre minori nei guai

Luca Tronchetti
Rapina ed estorsione, tre minori nei guai

Per i tentativi di reato avvenuti in via Fillungo due adolescenti finiscono in carcere e un quindicenne in una comunità

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Due minori - rispettivamente di 16 e 17 anni, un extracomunitario di origini marocchine e un italiano - finiscono dietro le sbarre e un quindicenne viene affidato ad una comunità di recupero. Sono gli autori di due gravi episodi avvenuti in centro storico: una tentata rapina in via Fillungo e una tentata estorsione in piazza del Giglio. Aguzzini e vittime allo stesso tempo. Perché la loro condotta delinquenziale è il frutto di un disagio sociale con famiglie disgregate e disadattate. Genitori che, quando sono presenti (uno dei ragazzi è orfano di padre, un altro il babbo non lo vede da tempo in quanto detenuto), non sono in grado di comprendere le problematiche adolescenziali e di far fronte alle esigenze della famiglia. Se il tribunale dei minori di Firenze convalida l’arresto e il giudice stabilisce per due di loro la custodia cautelare in carcere è il segnale evidente che vi sono precedenti penali specifici e reiterati.

I FATTI

I tre minorenni - due italiani e un immigrato, tutti residenti in un comune della Piana - si comportano come «bad boys». Formano una banda di piccoli bulli che scimmiottano le gang criminali che imperversano nelle periferie delle grandi città. Così lunedì pomeriggio prima ci provano con un coetaneo. In piazza del Giglio si avvicinano al ragazzo. Lo minaccio e gli chiedono dei soldi. Fortuna vuole che lì vicino ci sono due amici della vittima. Appena si avvicinano i «bulli» decidono di cambiare aria. Si spostano di poche centinaia di metri. Verso Canto d’Arco ad inizio via Fillungo. Lì decidono di rubare una bicicletta. Una donna di 38 anni, origini nord Europee e che vive in città, è entrata in una pizzeria al taglio e ha chiuso la sua bici con il lucchetto. I tre minori tagliano la serratura e si allontanano con il velocipede. La donna esce dal locale e non trova più la bici. Si mette a cercarla e poco più avanti, in via Roma, la nota nelle mani dei tre adolescenti. Si avvicina e ne chiede la restituzione. La risposta? «Dacci 20 euro se la rivuoi».

SPINTE E INSEGUIMENTO

Il trio si dirige verso la stazione ferroviaria in piazza Ricasoli e durante il tragitto getta a terra il lucchetto e un fiore che la proprietaria del mezzo teneva nel portapacchi. Ma la derubata non si perde d’animo e segue i tre teppisti. Li trova seduti su una panchina esterna alla stazione. La bici è a terra. Lei la raccoglie, ribadisce che è sua e fa per allontanarsi. Pochi passi e iniziano prima le offese, poi il lancio di sassi e infine uno spintone che la fa cadere a terra. I bulli si riprendono la bici, ma non fanno i conti con la polizia. Una volante infatti è nelle vicinanze e gli agenti, sentite le urla della donna, si fermano a soccorrerla e raccolgono il suo racconto. I teppisti vengono intercettati e arrestati. Successivamente viene ricostruita anche la vicenda della tentata estorsione e la vittima con i due amici, attraverso un album fotografico, riconoscono due dei tre minorenni come gli stessi che hanno rubato la bici alla donna nel Fillungo. —

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