Proteste
«Ognuno risponda delle proprie azioni»
PORCARI. «Siamo dunque alla nascita di Italia Viva che arriva, a mio parere, con un po’ di ritardo ma finalmente arriva»: l’ex sindaco di Porcari Alberto Baccini, tra i primi ad aderire al movimento di Renzi, interviene sul dibattito politico partendo dal referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, a suo dire banco di prova non superato, dal Pd, per dimostrare di aver recepito «l’idea di una sinistra del XXI secolo, moderna e riformista» mentre «paradossalmente il limite del periodo “renziano” è stato quello di aver provato a ragionare con la mente proiettata a 20-30 anni a venire».
«È dunque la sera del 4 dicembre 2016 – riprende l’ex sindaco – che ha chiuso un percorso e forse un’epoca ed è stata anche questa la ragione del mio addio al Pd più di un anno fa. Oggi i fatti fanno giustizia della mia decisione perché di fatto si sancisce lo scioglimento di un matrimonio mai consumato. Nel merito delle prospettive politiche e culturali del nuovo movimento penso si debba partire dalla constatazione che la nuova frontiera di una certa politica, a ogni livello, sia ormai la cancellazione del concetto di responsabilità individuale. Per accattivarsi il consenso tutto diventa lecito, anche il fatto di concedere una sorta di salvacondotto o di assoluzione collettiva per ogni colpa “privata” che viene sistematicamente addebitata a qualcuno o a qualcosa di “pubblico”, quindi di impalpabile o indefinito, da individuare come responsabile al posto tuo. È il cancro del populismo moderno che tutti assolve perché a tutti deve dare ragione, dove l’etica della responsabilità svanisce per essere sostituita da una più comoda ricerca di colpevoli, veri o immaginari che siano. Dove il messaggio mellifluo e suggestivo che passa è che saremmo un meraviglioso Paese di 60 milioni di persone per bene tutti vittime di qualche migliaio di farabutti che sarebbero i politici o i membri della casta».
«Italia Viva – chiude Baccini – si dia dunque un progetto ideale ambizioso: sia il partito o il movimento che rimette al primo posto la capacità di libera scelta di ognuno, esalti il coraggio delle decisioni e il senso di responsabilità individuale e soprattutto sia il punto di riferimento di tutti coloro i quali non danno sempre “la colpa agli altri”. Questa è una battaglia culturale che vale la pena di combattere, anche perché essere responsabili vuol dire essere liberi e chi non si assume la responsabilità delle scelte e rimanda sempre ad altri colpe e inefficienze lo fa per due motivi, o perché è un incapace o perché non è libero». —
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