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Lucca

il caso 

Tentano la fregatura dello specchietto ma usando una moto

Luigi Spinosi
Tentano la fregatura dello specchietto ma usando una moto

Nel mirino degli imbroglioni il popolare Gildo dei Fantardi che però caccia il truffatore e mette in guardia tutti

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LUCCa. Dallo specchietto dell’auto alla carrozzeria della moto: cambia l’oggetto usato come pretesto, ma il trucco è sempre quello: fingere un danneggiamento che non c’è mai stato per spillare soldi al presunto colpevole (che in realtà è una vittima), facendo finta di essere addirittura generosi ad accettare una transazione amichevole. . Ma, almeno stavolta, il trucchetto non è riuscito, anche perché a essere presa di mira è stata una persona che era finita nel mirino dei truffatori, e quindi in grado di riconoscere quanto le stava accadendo. A raccontarlo è lo stesso protagonista, Luciano Filippi, il celebre cantastorie da tutti conosciuto con il suo nom de plume Gildo dei Fantardi. Lo fa, spiega, per mettere in guarda le potenziali vittime, anche perché rispetto al sistema classico (e da lui subito di persona un paio di volte) questa volta i truffatori non si muovono in auto e non simulano un danneggiamento allo specchietto, ma usano la moto.

«Venivo da Santa Maria – racconta Gildo – mi ero fermato a San Lorenzo verso Massa Pisana, e una volta che mi sono rimesso sulla strada ho trovato davanti a me una moto che viaggiava molto piano. Quando l’ho sorpassa ho sentito una botta sulla fiancata. Sul momento mi sono spaventato, e mi sono fermato. Inizialmente sono stato davvero preoccupato, anche perché il motociclista aveva fatto una sbandata. Una volta fermo lo stesso ha detto che lo avevo toccato, mostrando un punto un po’ “grattato” sulla sua moto. Ha cominciato anche a dire che era un vigile urbano, e che non avrei potuto sorpassarlo, che rischiavo una multa da 800 euro. A quel punto, guardando il segno sulla sua moto, e quello sulla mia auto, ho capito tutto. Era il solito trucco, solo che avevamo usato la motocicletta al posto dello specchietto. A quel punto mi sono agitato, ma non per la preoccupazione di aver fatto qualcosa di sbagliato, ma perché mi son reso conto di cosa stava accadendo in realtà. Quando ho risposto per le rime il motociclista ha preso e se ne è andato». Una fuga che certo non sarebbe avvenuta se le cose fossero andate come diceva il motociclista. A quel punto ogni dubbio è svanito: «Purtroppo ero così agitato che non ho avuto la prontezza di prendere il numero di targa – chiude Gildo – ma ho segnalato la cosa ai vigili. Se vi capita qualcosa del genere chiamate subito le forze dell’ordine». —

Luigi Spinosi

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