Il Tirreno

Lucca

Salvati dopo l’intossicazione da monossido «Mi ha bloccato il cervello, poi una visione»

Federico Lazzotti
Salvati dopo l’intossicazione da monossido «Mi ha bloccato il cervello, poi una visione»

Maurizio Bondani e Ruggiero Gigliotti sono stati trovati martedì scorso privi di sensi in una casa a Vico Pancellorum «Il mio amico è crollato sul tavolo, io ho avuto solo il tempo di chiamare la mia compagna che ha dato l’allarme»

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il racconto

Federico Lazzotti

Adesso che il peggio è passato, Maurizio Bondani, 64 anni, skipper in pensione e Ruggiero Gigliotti, 82, una vita da commerciante di elettrodomestici alle spalle, trovano anche il tempo di sorridere davanti alla casa di Vico Pancellorum, paesino arroccato sui monti della lucchesia (al confine con la provincia pistoiese), dove martedì scorso sono stati trovati mezzi morti dopo un’intossicazione da monossido causata quasi certamente dal gruppo elettrogeno acceso per dare luce all’abitazione dell’ottantaduenne dopo il black out che nel pomeriggio aveva colpito la zona di Bagni di Lucca.

«Ho avuto la cattiva idea di raccontare ai miei amici – spiega il sessantaquattrenne livornese – che nel momento in cui ho perso i sensi ho avuto una specie di visione: un uomo con la barba bianca che mi diceva che non era il mio momento...».

Eppure – nonostante suggestioni e prese in giro – il salvataggio di questi due amici con la passione per le passeggiate nei boschi in cerca di funghi e castagne ha davvero del miracoloso. «Sarebbero bastati pochi minuti in più – conferma chi li ha soccorsi – e le speranze di salvarli entrambi sarebbero state pari a zero». Invece dopo un paio giorni di ricovero all’ospedale di Pisa dove sono stati sottoposti a diverse sedute di camera iperbarica per bilanciare l’ossigeno nel sangue, sono stati dimessi.

«Inutile girarci intorno – va avanti Bondani – siamo due miracolati. Sto vivendo questi giorni come una rinascita. Faccio una passeggiata, guardo un tramonto, parlo con una persona e penso che tutto questo poteva non accadere. Ecco perché con Ruggiero da qui in avanti festeggeremo il 15 ottobre come se fosse un secondo compleanno».

La ricostruzione

Proprio dalla giornata di martedì scorso inizia il drammatico racconto dei due amici. «Ci conosciamo da una vita – spiegano – e spesso andiamo a fare funghi e castagne nei boschi vicino al paese». Come la settimana scorsa quando Bondani, antignanese doc che ora abita nel pisano, ha raggiunto Vico Pancellorum dove l’ottantaduenne vive da solo. «Nel pomeriggio – ricorda – un albero è caduto sulla linea elettrica e tutto il paese è rimasto al buio. Così, verso sette di sera Ruggiero mi ha telefonato e mi ha detto di andare a cenare da lui perché poteva attaccare il gruppo elettrogeno e avere la luce. Così ho preso i funghi che avevo raccolto grazie ai suoi consigli e sono andato».

Appena arrivato a casa dell’amico, Bondani ha notato il generatore acceso fuori dalla porta: «Emanava un cattivo odore, simile al puzzo di scarico di una marmitta», ammette. Poi la cena «insalata di funghi, le more con il gelato e vino rosso». I primi sintomi dell’intossicazione sono arrivati quando i due hanno preparato il caffè. «Entrambi – ricordano – abbiamo cominciato ad accusare dolori e un senso di stordimento. La prima cosa che abbiamo pensato è che fossero stati i funghi a farci male ma poi ci siamo detti che era impossibile: erano porcini giovani e noi li conosciamo bene. Addirittura – scherza Bondani – ho preso in giro Ruggiero dicendogli che la prossima volta avrei portato io il vino perché il suo non era buono».

La situazione nell’abitazione su tre piani bassi e ripidi è precipitata pochi secondi dopo. «Quando Ruggiero ha portato a tavola il caffè e si è messo a sedere è cascato con la testa sul tavolo, era bianco in viso. A quel punto mi sono spaventato, mi sono alzato e sono andato vicino alla porta per chiamare il 118 e dare l’allarme». È dalle esalazioni che provenivano dal generatore fuori dalla porta che anche l’ex skipper ha inalato il veleno. «Improvvisamente – va avanti – mi si è bloccato il cervello, non riuscivo più a muovermi. In quel momento mi sono stati utili i corsi di autocontrollo fatti per lavoro. Ricordo solo di aver preso la mano sinistra per digitare l’ultimo numero in rubrica, quello della mia compagna».

Le conversazioni tra i due registrate raccontano il grido di aiuto del sessantaquattrenne «Sono a casa di Ruggiero, stiamo male». E poi nove minuti di delirio. «Urlavo il nome del mio amico, ma io non ricordo niente». I soccorritori hanno trovato entrambi un’ora dopo svenuti in cucina in fin di vita. «La prima cosa che ricordo è la sensazione di essere messo sopra alla barella – conclude Bondani – e poi una luce lontana e la voce di mia cognata che mi ripeteva: “Maurizio, sei vivo, sei vivo”». —

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