Sicurezza
I ragazzi di San Vito spacciavano nel centro di Lucca la droga di Scampia
I clienti erano i frequentatori dei locali della movida Minacce e pedinamenti per chi non pagava: sei arresti
LUCCA. “I ragazzi di San Vito”: così sono conosciuti tra i consumatori di stupefacenti della Lucchesia. Riforniscono di cocaina, hashish e marijuana – quest’’ultima proveniente da Scampia – i frequentatori della movida. Danno loro appuntamento in piazza Santa Maria, a porta San Jacopo, oppure li raggiungono a casa o fuori dai locali. Un servizio completo, che si prende cura del cliente a tutto tondo. Ma quando il cliente non paga iniziano i guai: minacce, pedinamenti, telefonate anonime, danneggiamenti alle auto e altro ancora. Sono proprio questi metodi violenti a far partire l’indagine della Squadra mobile di Lucca, diretta dal commissario capo Silvia Cascino.
Ieri all’alba investigatori della questura, coadiuvati dal reparto Prevenzione crimine e da un’unità cinofila arrivata da Firenze hanno fatto irruzione nelle abitazioni di sei persone, residenti nei quartieri di San Vito, Monte San Quirico e San Marco. Sei persone sono state sottoposte a custodia cautelare (quattro in carcere e due ai domiciliari), indagate a vario titolo per spaccio di droga ed estorsione. In prigione sono finiti Giovanni Pennino, classe 1994, nato a Villaricca, con precedenti specifici: Eduard Inonel Tinciu, 29enne romeno con precedenti per porto illegale di armi; Manuel Marchi, lucchese di 27 anni incensurato; Mohamed Barhmy, nato 32 anni fa in Marocco; sono agli arresti domiciliari Sara Lemmetti, 23enne originaria di Pietrasanta, compagna di Pennino, incensurata; Maurizio Del Papa, 26enne lucchese con precedenti per spaccio. Le misure cautelari concesse dal gip erano state richieste dal pm Elena Leone.
Tutto è partito a marzo con una richiesta di aiuto sull’applicazione della YouPol: l’uomo, un 25enne lucchese raccontava di essere minacciato da un italiano e un rumeno (Pennino e Tinciu, ndr) per un debito di 500 euro: droga non pagata. «Guardi ci sono delle persone che mi stanno minacciando – scriveva l’uomo nei suoi sos anonimi – Sono fuori casa, vogliono entrare». L’indagine successiva ha permesso di scoprire che dietro a quel fatto c’era quello che di fatto è un sodalizio criminale: al vertice proprio Tinciu e Pennino, coadiuvati dalla compagna di quest’ultimo (che all’epoca dei fatti era incinta mentre adesso è madre); Marchi e Del Papa erano i galoppini incaricati di consegnare lo stupefacente; Barhamy era il fornitore di cocaina. “Maria” e “fumo”, invece, arrivavano direttamente da Napoli, precisamente da Scampia: era lo stesso Pennino, che la ha contatti e legami familiari, a fare su e giù – in compagnia di Lemmetti – tra l’arborato cerchio e le ormai famigerate vele per approvvigionarsi dello stupefacente. Pur avendo ruoli e compiti definiti, gli indagati spacciavano con modalità di mutuo soccorso: autonomi nel gestire i clienti ma pronti a darsi man forte nelle intimidazioni ai morosi.
Il 20 marzo una perquisizione a casa di Pennino consente di rinvenire 300 grammi di hashish e 2 chili e mezzo di marjuana, nascosti nella cantina. In quell’occasione Pennino viene giudicato per direttissima e sottoposto ai domiciliari. Ma la misura non ferma il suo business, anzi: l’uomo convoca in casa i sodali per riorganizzare lo spaccio e renderlo più discreta. Il 28 maggio viene arrestato Iman Moh’ud, un po’ complice e un po’ vittima dei ragazzi di San Vito: prima lo usano come spacciatore, poi lo minacciano dato che non paga la “roba”. In casa gli investigatori gli trovano 20 grammi di cocaina e 20 di marijuana, ricevuti da Tinciu. Ieri la perquisizione nelle abitazioni dei sei che permette rinvenire nel domicilio di Barhmy di 4 panetti di hashish e altri 30 grammi di stupefacente. In casa Pennino, sul comò del letto ci sono il biberon per il figlio appena nato e un barattolo con la marijuana. —
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