Sicurezza
Falsi corrieri, Confindustria denuncia: ci sono altri casi
Episodi analoghi a quello delle Calzature Lino si sono verificati in passato a Segromigno e a Prato
LUCCA. Truffa dei falsi corrieri, non c’è solo il caso di Altopascio. Un comunicato di Confindustria Toscana Nord mette in guardia le imprese. «Il fatto – spiega l’associazione degli industriali – di un falso corriere che con l'inganno si è fatto consegnare della merce da un’azienda operante nella zona industriale di Altopascio si è ripetuto anche in Valdinievole con analoghe modalità: due addetti, che indossavano la divisa di un noto vettore toscano, si sono presentati in magazzino, nel giorno in cui era in effetti prevista una consegna, e all'orario concordato con i consueti spedizionieri. Unico elemento che avrebbe potuto destare sospetto, il fatto che il furgone non recasse insegne. Medesime modalità, pare, messe in atto alcuni mesi fa in un calzaturificio di Segromigno, e che adesso si teme possa ripetersi ulteriormente nello stesso territorio o in aree limitrofe».
Insomma, quello delle Calzature Lino Srl di Altopascio non è un caso unico ed evidentemente c’è un gruppo di persone dedito a questo genere di raggiri. «Per ora non ci sono novità – spiega Pasquale Rotonda, titolare dell’azienda – Abbiamo fatto denuncia ai carabinieri e siamo in attesa. Ho sentito dire anch’io che ci sono stati altri casi: quando abbiamo telefonato al vero corriere per raccontargli l’accaduto ci ha confermato che non è la prima volta che succede». Resta da capire come facciamo questi malviventi a sapere quando un’azienda è in attesa di un corriere. Per di più per un grosso carico come avvenuto la scorsa settimana alle Calzature Lino: l’azienda di Altopascio aveva concordato con il vettore un trasporto più vasto del solito: circa 300 paia di scarpe Onako, per un valore di 10mila euro all’ingrosso (che aumentano se si considera il prezzo della vendita al dettaglio). L’azienda attendeva un camion più grande di quello che si presenta usualmente e così non è stata sorpresa dal vedere un grosso furgone senza insegne, condotto però da due finti corrieri che indossavano regolarmente cappellino e maglietta del vettore. . «Confindustria Toscana Nord – conclude la nota – invita le aziende a vigilare all'atto della consegna, magari verificando in casi dubbi anche con la sede centrale del vettore l'effettiva regolarità della presa in carico della merce».
Spulciando negli archivi del Tirreno abbiano un caso ulteriore: nel maggio del 2018 a Prato, i carabinieri della stazione di Iolo, al termine di attività investigativa, identificarono e denunciato in stato di libertà per furto aggravato, due quarantenni pregiudicati di origine campana. Dalle indagini emerse che i due, fingendosi corrieri addetti alle spedizioni delle merci, in almeno due circostanze all’inizio del mese di maggio del 2018, avevano asportato da due aziende pronto moda gestite da cinesi nella zona del Macrolotto, scatoloni contenenti capi di vestiario per un valore complessivo di circa 4000 euro. Avrebbero approfittato della scarsa conoscenza della lingua dei confezionisti e dell’effettiva richiesta di spedizione fatta dagli stessi per trarli in inganno e farsi consegnare la merce da spedire, rubandola. —
G.P.
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