Sicurezza
Delitto di Lammari, chiuse le indagini La figlia di Franceschi rischia l’ergastolo
Il pm si appresta a chiedere il processo nei confronti della donna con la pesante accusa di omicidio volontario
Delitto di Lammari, chiuse le indagini: la perizia conferma che la coltellata è stata inferta e ora la procura si accinge a chiedere il rinvio a giudizio per la figlia di Roberto Franceschi. L’accusa nei confronti di Ilenia Francheschi è pesante: omicidio volontario aggravato dal legame di parentela. La donna rischia l’ergastolo. Le novità non finiscono qui: alcuni tra i parenti e i vicini potrebbero essere indagati per non aver detto la verità agli inquirenti sui rapporti esistenti all’interno di casa Franceschi. Ma andiamo con ordine.
I fatti e le prove
Sono passati poco più di tre mesi da quel pomeriggio del 13 luglio, il giorno in cui Roberto Franceschi, 70 enne ex idraulico della Cantoni, si è accasciato a terra nella sua casa di via del Chiasso, colpito al petto da una coltellata. Su come si sia procurato quella ferita verteva l’indagine della procura. Secondo l’indagata, la figlia Ilenia, il padre si sarebbe auto-infilzato al termine di una discussione con la donna, che stava affettando la verdura in cucina. Nel gesto di ripararsi dall’aggressione del babbo, che si era scagliato contro di lei, la 44enne lo avrebbe involontariamente colpito con l’arma che teneva in mano. Ma la versione della donna non ha convinto gli inquirenti: nei giorni scorsi il medico legale Stefano Pierotti ha consegnato al sostituto procuratore Salvatore Giannino le conclusioni della perizia compiuta sul cadavere della vittima. Diversi elementi evidenziano che il fendente è stato inferto da una forza attiva: il modo in cui era impugnato il coltello da cucina, la traiettoria del colpo e soprattutto la sua forza. La lama ha trapassato la cassa toracica, scheggiato una costola e perforato il ventricolo destro del cuore del 70enne. A ciò si aggiungono altri elementi raccolti da procura e carabinieri nel corso delle indagini. Di particolare rilievo la testimonianza di Marta Camilli, moglie della vittima e madre dell’indagata, unica persona presente nella cucina di casa Franceschi al momento del fatto: la donna avrebbe confermato il litigio ma non l’aggressione fisica del padre alla figlia. Non finisce qui: ci sono anche intercettazioni ambientali e telefoniche a confermare che le cose non sono andate come sostenuto dall’indagata. Sulla base di queste risultanze la procura è giunta a ritenere che l’omicidio sia maturato in un ambito familiare esacerbato dai continui litigi tra la vittima e l’indagata. Litigi che avrebbero spinto la donna, al termine dell’ennesima discussione, a colpire il padre con un coltello.
L’accusa
Omicidio volontario aggravato dal legame di parentela: con questa ipotesi di reato il pm Giannnino aveva aperto il fascicolo e i successivi accertamenti non gli hanno fatto cambiare idea, semmai l’hanno corroborata. Nei prossimi giorni chiederà il processo per Ilenia Franceschi, 44 anni, dipendente di una cooperativa di pulizie, residente con la famiglia nella casa di via del Chiasso. Un’accusa pesante: la pena edittale prevista per questo reatoè l’ergastolo. Sarà poi il giudice dell’udienza preliminare a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla procura. Sempre che la difesa dell’indagata, assistita dagli avvocati Leandro e Roberto Bonacchi, non chieda il rito abbreviato, che consentirebbe di avere uno sconto della pena. Fino ad oggi la procura non aveva chiesto misure cautelari nei confronti di Ilenia Franceschi, che ancora adesso gode di piena libertà, ma non è escluso che con la chiusura delle indagini le cose possano cambiare. Formalmente le persone offese risultano essere la madre Marta Camilli e la sorella Monia Franceschi. —
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