La manifestazione
Andare per boschi? Passione rischiosa per chi soffre di cuore
Chi è più fragile per ragioni di salute o di età, non dovrebbe mai muoversi da solo Il semplice chinarsi e rialzarsi per raccogliere un fungo può provocare problemi
LUCCA. Una fitta al torace, la mancanza di fiato, una sensazione di nausea e, magari, un doloretto al braccio o alla palla sinistra. Sintomi che a volte sottovalutiamo, o che magari attribuiamo ad altre ragioni. Specialmente se siamo in un bosco, dopo aver disceso e risalito sentieri scoscesi, è facile attribuire quei sintomi alla stanchezza accumulata, e sì, lo sforzo può entrarci eccome, ma quegli stessi sintomi potrebbero essere anche la spia di qualcosa di più grave, come un infarto.
E proprio i malori, ancor più degli incidenti dovuti a cadute o altro, sono stati la principale causa di tragedie consumate nei boschi in questo periodo di caccia al fungo. L’ultima appena due giorni fa quando, a Barga, un uomo di 66 anni è stato trovato senza vita, vittima di un malore, dopo ore e ore di ricerche, nei boschi di Colle Fobia.
Muoversi nei boschi richiede prudenza, per tutti, ma soprattutto per chi, per età, per quadro clinico, o per entrambi, non può permettersi di fare sforzi particolari.
Perché sì, passeggiare nei boschi può essere un toccasana, per il corpo e per lo spirito. Ma “passeggiare”, non improvvisarsi novelli Indiana Jones alla ricerca del porcino perduto.
«Per le persone più fragili – conferma il primario di cardiologia dell’ospedale San Luca Francesco Bovenzi – serve più prudenza. Se si prendono farmaci, se si sono avuto problemi cardiovascolari, ma anche se si è particolarmente in là con gli anni, o si hanno anche altri tipi di problemi come l’essere sovrappeso o soffrire di diabete, occorre essere più cauti».
Il problema non è tanto il camminare (anzi il camminare può fare anche bene), ma il tipo di movimento che caratterizza chi va per funghi: «Si tratta di uno sforzo diverso – prosegue Bovenzi – intanto chi va a funghi tende ad avventurasi in luoghi dove è difficile muoversi, proprio alla ricerca di posti dove non è mai stato nessuno, su terreni scoscesi e che richiedono un grande sforzo fisico». Ma non è solo quello l’aspetto di cui tener conto, c’è anche un movimento particolare, apparentemente insignificante, ma che in realtà per l’organismo rappresenta uno sforzo notevole, e che caratterizza i cercatori di funghi anche in un placido terreno pianeggiante. Un gesto banale ma che i soggetti a rischio non dovrebbero mai fare: «Chi ha problemi non dovrebbe mai piegarsi – spiega il primario – il semplice chinarsi e rialzarsi magari per raccogliere un fungo rappresenta uno sforzo notevole per l’organismo, e può innescare problemi».
Certo, se uno ha problemi il primo suggerimento è quello di evitare di avventurarsi nei boschi ma, nel caso, c’è a maggior ragione un consiglio che vale per tutti (indipendentemente da quadro clinico ed età), quello «di non muoversi mai da soli». Non solo per avere qualcuno in grado di dare l’allarme in caso di necessità, ma anche per delegare il compito di chinarsi a raccogliere i funghi trovati. —
L.S.
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